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lunedì 4 maggio 2009

Dieci rhythm game per NDS

Con l'uscita imminente di Rhythm Paradise può essere interessante mettere insieme i pezzi che compongono una tipologia di gioco particolare come i rhythm per NDS, molto vicina come approccio a quello offerto dai classici rompicapo mordi e fuggi. Ci può giocare chiunque grazie alla semplicità delle meccaniche di base e alla presenza della musica, efficace strumento universale in grado di suscitare interesse a prescindere. Generalmente sono costruiti sul tempismo e una meccanica di precisione (una giusta azione da compiere al momento opportuno), da uno scenario di contorno che può andare dal surreale fine a se stesso, ad una vera e propria simulazione di uno strumento musicale. Su piattaforma NDS ne esistono diverse versioni che sfruttano le peculiarità della console portatile, cercando di distinguersi dai prodotti di altre piattaforme grazie al contatto diretto permesso dallo schermo tattile.
Di seguito un elenco che al solito - per natura ed intenzioni - vuole essere la classica carrellata di titoli per dar modo a chi intendesse ottenere del divertimento sonoro portatile, di avere un'idea - approssimativa - dei prodotti disponibili.

1) Osu! Tatakae! Ouendan I-II – (Elite Beat Agents in occidente)
La meccanica si basa sul picchettare tramite pennino le icone numerate che via via compaiono sullo schermo. Il contorno è basato su una serie di storie surreali, diverse nelle edizioni orientali e occidentali, così come le musiche che le accompagnano.
Track listing - Track listing Elite Beat AgentsTrack listing Ouendan 2 - Mini-Fansite - Video



2) Rhythm Tengoku Gold (Rhythm Heaven USA, Rhythm Paradise EU)
La versione NDS, a differenza dell'originale per GBA che basava l'interazione su un solo tasto, offre due diverse tipologie di intervento: quella del picchiettio e della strofinata verso l'alto. I comandi pur restando fondamentalmente gli stessi per tutti i dieci (di cinque ciascuno) set di gioco, rendono possibili diverse azioni, come ad esempio zittire/spingere all'acuto una voce corale oppure esibirsi in una partita di ping pong . Gli episodi presentati sono piuttosto surreali culminando nel nonsense più assoluto durante i cosidetti "remix", dove occorre eseguire tutte le azioni che si sono apprese durante i cinque livelli che li precedono. A differenza di Ouendan, le tracce dovrebbero* essere le stesse dell'originale anche nelle versioni occidentali, con l'unica differenza legata al doppiaggio (persino in italiano *disponibile dai primi di giugno) .
Track listing jap - Sito ufficiale - Video

3) Taiko no Tatsujin I-II
Idealmente il più appropriato per uno schermo touch!, perché i protagonisti di questo gioco sono i tamburi taiko, da martellare con pennini-bacchette griffate, vendute separatamente, in modo da rendere l'azione ancora più credibile. In concreto si tratta di picchettare su una determinata zona del tamburo (centro, esterno, cassa) in seguito alla comparsa dell'ordine impartito dalle icone che scorrono a fiume nella parte superiore dello schermo. La trentina di brani presenti va dai soliti successi j-pop a quelli di musica classica. Ottimo prodotto, coinvolgente, con degli extra bizzarri come il vestiario da sbloccare per il nostro puccioso tamburo taiko.
Track listing - Video review (ing)

4) Daigasso! Band Brothers I-II
La prima versione "seria" tra i dieci prodotti in lista. Ogni tasto del DS è dedicato a una nota musicale da premere in sequenza cercando di suonare – letteralmente - i trenta brani presenti. In single player si tratta di giocare con un solo strumento per volta, una caratteristica che in multiplayer (con un DS ciascuno) darà senso al "band" del titolo permettendoci di simularne una. Entrambe le versioni esistenti sono confinate in Giappone, anche se il solito chiacchiericcio web parla di una Nintendo interessata a farle arrivare in occidente.
Track listing - Video

5) Jam Session
Se TnT è un simulatore di tamburi, Jam Session lo è di chitarre, ma di quelli seri a differenza di un arcade come può essere Guitar Hero. Lo schermo inferiore è dedicato alle corde da pizzicare... il resto nella rece linkata sotto.
Recensione Gamesurf - Video






6) Tecktonik: world tour
Un clone di Ouendan ambientato nel mondo dei ballerini dell'electro dance copyright, come da titolo.
Video








7) Looney Tunes: Cartoon Concerto
Altro clone di Ouendan dove il contorno è offerto dai personaggi della Warner Bros. Per i più piccoli, ma non solo.
Video








8) Guitar Hero: On Tour (ed espansione Decades)
Venduto insieme all'accessorio "Guitar Grip" da inserire nello slot delle cartucce GBA (quindi inutilizzabile per i nuovi possessori di DSi), sembra essere un'ottima conversione. Info dettagliate nella recensione linkata.
Recensione Gamesurf


9) Music Monstar
Dalle poche informazioni che si riescono a ricavare su questo titolo Atari, si scopre che offre venti strumenti musicali, che le tracce partono da canzoni degli anni '80 fino ai Tokio Hotel, che permette a suo modo di suonare per davvero, quindi presumibilmente è più vicino a Band Brothers che non a Guitar Hero. Oltretutto pare offra persino la possibilità di registrare le proprie performance incrociando diverse basi midi.
Video - Sito ufficiale


10) Electroplankton
Non è un rhythm game nel senso più convenzionale del termine perché non ci sono lunghe catene di combo a cui sottostare; piuttosto si tratta di una serie di strumenti digitali che permettono tramite libero picchiettio di creare delle particolari melodie, in pratica un sandbox musicale. Alcuni risultati potrebbero sorprendere.





-) Altri titoli da considerare ed eventualmente approfondire: Ultimate Band - simulatore di chitarra - della Disney, Rock Revolution - Konami - versione DS, Guitar Rock Tour clone di Guitar Hero, Kira Kira Pop Princess per piccole videogiocatrici rosa, Rhythm 'n Notes - educativo - per esercizi su accordi e ritmo, Zubo un ibrido che se la gioca fra RPG e rhythm game.

mercoledì 11 marzo 2009

Top 5 Best Series Ever - The Understatement Edition

Il giocatore moderno è assediato dall’hype, dalla prosopopea, dall’incensamento ad ogni passo. L’intera critica specializzata sembra cimentarsi nell’esercizio retorico dell’iperbole. Un po’ di salutare understatement è quel che ci vuole per riportare il saccarosio nel sangue ai livelli di guardia, e recuperare un certo distacco.
Le opinioni espresse a seguito non sono necessariamente quelle di chi scrive, la cosa è da intendersi come un puro esercizio di retorica di segno eguale e contrario a quello delle tante liste a giro.


1) Super Mario Series. Simpatica serie di giochi di piattaforme. Nasce nel 1985 sostanzialmente unendo le classiche attività dei giochi di piattaforme a quadro singolo all’idea dello scrolling dopo che i vari Pitfall, Spelunker, Pac-Land avevano ampiamente sondato il terreno. Il quesito se siano state l’estetica azzeccata del prodotto e le musichette orecchiabili di Kondo, e non piuttosto l’aggressività con cui Nintendo ha venduto i suoi bundle nel periodo post-crash, a decretare il successo di SMB, è senza risposta: probabilmente una combinazione di entrambi. Il successo del gioco ha dato la stura a una vera e propria inondazione di platform a scorrimento, tra i quali la serie ha saputo comunque rimanere ai vertici di una produzione massificata, ma non distanziando per qualità gli epigoni tanto quanto si vorrebbe far credere. La formula mostrava i segni di cedimento, e i creatori sono stati sufficientemente astuti dal non sovresporre il loro eroe. Con Mario 64 il personaggio è stato incoronato anche indiscusso monarca di un nuovo genere, impropriamente definito platform 3D, genere ibrido nel quale onestamente la corona di Mario è mantenuta più che altro per palese assenza di sfidanti e disinteresse generale del pubblico. L’estetica generale della serie è inversamente proporzionale al consolidamento dell’impero Nintendo: se nei primissimi giochi Mario è dalle parti di Lewis Carroll in salsa Andy Warhol, molto presto si stempera in un innocuo cartoon disneyano.


2) Legend of Zelda Series. Serie di giochi d’avventura con elementi di rompicapo. Il giocatore è chiamato a risolvere una serie di dungeons, trovando chiavi e risolvendo enigmi. Siamo dalle parti di Adventure (Atari 2600), con uno stile grafico inizialmente mutuato da Gauntlet. Vincente l’ambientazione fantasy, che ha attratto molti giocatori vogliosi di segrete e dragoni, ma che mai e poi mai avrebbero preso in mano un paio di dadi. Purtroppo la divertente serie ha subito un trauma in età infantile: scottata dall’aver provato a cambiare un minimo le cose con Zelda II, si è imposta un dietro front categorico, imbalsamandosi. Ne consegue che i vari episodi sono tutti egualmente competenti e intercambiabili. Si tratta di risolvere otto dungeons, aiutandosi di volta in volta con otto oggetti dalle proprietà particolari, ciascuno nascosto in un dungeon. Probabilmente proprio la calcificazione di questa routine ha fatto sì che il passaggio al 3D fosse meno accusato che in altre serie, contribuendo a un rinnovamento di popolarità. Un certo rammarico per il leggero svilimento concettuale avvenuto nel tempo: se all’inizio l’ordine in cui affrontare i dungeons consentiva variazioni, gli episodi più recenti tengono il giocatore per mano tutto il tempo. Se fossimo in letteratura saremmo più dalle parti di un C.S. Lewis che non di un Tolkien.


3) Final Fantasy Series. Singolare miscuglio di meccaniche D&D e estetica pop giapponese. Prodotto assolutamente derivativo in termini di concept, nato come clone di un’altra popolare serie. In questo sottogenere di giochi di ruolo le scelte del giocatore sono ridotte al minimo e i combattimenti sono estremamente semplificati, cosicché il giocatore può meglio seguire il melò epico delle vicende. Gli appassionati sembrano deliziarsi del ripetersi dei tormentoni che comporrebbero l’esile estetica del franchise: pennuti gialli a mo’ di cavalcatura, mostri da evocare, un qualche personaggio che debba chiamarsi Cid. A partire dall’ottavo episodio i personaggi vengono ideati in base a criteri di trend fashion, e si commissiona all’idol di turno una canzone pop che chiuda le danze. Il genere è talmente inflazionato che è onestamente difficile riconoscere alla serie in questione meriti che vadano al di là della semplice esposizione massiccia sugli scaffali dei negozi. Se fossimo nella canzone pop saremmo più dalle parti del frivolo Elton John che non dei rivoluzionari Beatles.


4) Grand Theft Auto Series. La serie più fresca tra quelle prese in esame, ha solo una decade di vita sulle spalle. Si tratta di un simulatore di malavita in cui si è chiamati a farsi strada nel mondo della criminalità partendo dalla gavetta, con una predilezione per i furti d’auto. La ripetizione dei crimini e l’ammassare ingenti fortune sarebbero venute presto a noia, ma il felice intervento del 3D ha gonfiato l’ambientazione rendendola vera protagonista. Alla lunga però anche correre in bici, scattar foto qua e là, e tirar giù gli elicotteri della polizia a colpi di bazooka finisce con lo stancare. Incapaci di proporre un rimedio sul versante del gameplay, la scelta degli sviluppatori è stata di accentuare la componente narrativa, con dialoghi scritti e recitati almeno ai livelli di un serial televisivo, piuttosto che le solite frasi sconnesse da videogioco di mezza tacca. Il divario tra la serie e i suoi numerosi epigoni sembra dunque essere questo allo stato delle cose: che i tipi di GTA hanno racimolato molti più soldi e li hanno reinvestiti nel franchise con una certa oculatezza, anziché spenderli al bordello come fecero i tizi di Lara Croft. Siamo comunque ancora ai livelli di Sopranos, piuttosto che dalle parti di Goodfellas.


5) Metal Gear Solid Series. Nato inizialmente come una variante del nascondino a sfondo militare in cui la storia era essenzialmente muta e i dialoghi rivestivano più o meno l’importanza che rivestono in Golden Axe, Metal Gear si è tramutato in un groviglio di tematiche postmoderne ed ostentazione di filosofia otaku. Il passaggio avviene in concomitanza con l’avvento del 3D, anche se i due processi non sono particolarmente collegati. Dopo aver vissuto un periodo di successo tutto sommato breve (1998-2001) in occidente, fintanto cioè che offriva ai giocatori meccaniche “stealth” relativamente nuove, la serie ha vissuto una vera e propria crisi di rigetto da parte del pubblico, più interessato a giocare a guardie e ladri e meno a riflettere sul ruolo della genetica e dell’informazione nelle vicende umane. Non aiuta lo stile sovente prolisso. E’ quindi comparsa una serie di prodotti “stealth” occidentali che stanno a Metal Gear più o meno come un hamburger McDonald sta alla bistecca alla fiorentina: è più facile da digerire, più semplice da confezionarsi, nutre grossomodo alla stessa maniera e soprattutto non se la tira all’inverosimile vantando presunte origini nobili. Se fossimo al cinema saremmo già un po’ meglio dei fratelli Wachowski o di Otomo, ma grossomodo da quelle parti piuttosto che dalle parti di un Fellini o di un Welles.


Bonus entry) Resident Evil Series. Serie di giochi d’azione che rifrulla il mito romeriano dello zombie. La serie soffre di una certa schizofrenia d’impostazione, essendo passata da un modello originario che prevedeva l’esplorazione di una villa, la risoluzione di semplici enigmi e il saltuario confronto con uno o due zombi, ad un vero e proprio action game. La trama che lega i vari episodi è talmente puerile e pretestuosa che quando il quarto episodio l’ha messa spudoratamente in farsa è stato applaudito come una liberazione: il massimo a cui la serie può aspirare su questo versante è appunto il non prendersi sul serio. L’azione di gioco è incostante e raramente soddisfacente in quanto tenta disperatamente di aggiornare meccaniche nate in contesti diversi, con risultati alterni. Per una volta il gioco gode di una trasposizione cinematografica che le rende giustizia: siamo più dalle parti di Anderson che non di Romero.

martedì 10 marzo 2009

EDGE ed il listone di rito

In occasione del numero 200 Edge rinnova la sua lista di must play.
Indovinate un po' che gioco figura in pole position.


"Se 100 persone stilano ciascuna una classifica di 100 videogiochi, si ottengono 100 classifiche diverse" - proverbio popolare cinese

mercoledì 17 dicembre 2008

Top 5 dei trailer che ti fanno capire che le cose stanno cambiando

Non ricordo da chi e in che termini, ma sono abbastanza sicuro che sia stato detto che il grado di maturità di un prodotto si vede da come si pubblicizza. E da un paio d'anni a questa parte, ho notato che la qualità dei trailer dei videogiochi è aumentata in maniera esponenziale: difficile dire se è davvero un segno di maturità, o se è l'ennesima anomalia del prodotto videogioco, il quale viene al contrario sempre più preso di mira per direzioni artistiche conservative.
Fatto sta che se la maggior parte continua a non andare oltre la semplice accozzaglia di immagini funzionale allo scopo, tra questi si può scorgere neanche tanto raramente qualche lavoro che va oltre e diventa quasi più simile a un video musicale che a un trailer cinematografico, qualcosa che non si limita a mostrare ma sottolinea e valorizza certi aspetti, fornendo una chiave di lettura - tanto che al limite non mi stupirei se qualcuno alla fine ci rimane male di ritrovarsi il "solito videogioco".
Ecco quindi una classifica, strettamente personale, di quello che più mi ha colpito, quei video che continuo a tenere nell'hard disk nonostante il prodotto sia già nelle mie mani da un pezzo. Tra le altre cose, mi azzardo a utilizzare la funzione di caricamento video di questo blog, non so se sono il primo ma in ogni caso se proprio non vi piace potete considerarlo un test tecnico XD
Ovviamente tutto è opinabile sia nelle scelte che nella premessa, ho anche una mezza idea di chi potrebbe stare torcendo il naso XD

5) Gears Of War



Trailer rilasciato allE3 2006: mentre tutti si aspettavano sangue e viulenza a suon di schitarrate numetal, il buon CliffyB stupisce un po' tutti rilasciando un trailer oserei dire delicato. C'è il trucco ovviamente, le immagini sono accompagnate dalla versione di Mad World tratta da Donnie Darko, e una colonna sonora del genere valorizzerebbe anche i filmini osè di Paris Hilton; ma Epic è stata la prima a pensarci, quindi diamogliene atto. Questo mi permette anche di far notare in generale come la musica abbia un ruolo fondamentale: onore a chi sceglie saggiamente.
Il trailer è fu tanto potente che spinse qualcuno ad aspettarsi qualcosa di più di un frenetico shooter; aspettative disilluse, ma riguardandolo non si può non chiedersi se quei palazzi liberty devastati e quell'omone in una situazione disperata non volessero davvero dire di più, ma si sono trovati in qualche modo imbavagliati.

4) Halo 3



Schermo bianco e una nota di pianoforte, così quando tutti si preparavano a lasciare la sala si presenta l'eroe più amato dal popolo Microsoft all'E3 2006.
Una volta tanto, il carisma di una scatola di sardine iperdopata non indebolisce l'immagine di un soldato che si avvicina, con una punta di stanchezza, alla sua ultima battaglia. Nel momento in cui ne realizza davvero la portata, noi siamo con lui e sentiamo il peso di un'armatura da 200 kili, con una flotta stellare da abbattere a fucilate e anche la gente di fuori che ti chiede pure di essere carismatico.

3) Project Gotham Racing 4



Se non ricordo male questo fu anche il trailer dove venne presentata la sopresa delle moto: spinta dalle note detonanti dei Prodigy, una MV Agusta si lancia in pista e crea scompiglio tra le race replica.
Non importa che vi piacciano arcade, simulazioni, strategie dai box, una curva pennellata alla perfezione o fare lo zarro al semaforo, questo trailer racchiude tutta l'adrenalina che ci può essere nel mondo dei motori servita in razione quasi da overdose. Colonna sonora scritta per l'occasione e montaggio perfetto, la risposta ideale ai bizzarri tentativi di Ecclestone di rendere la F1 più spettacolare.

2) Ace Combat 6



Ace combat è un serie il cui successo non è mai andato oltre il discreto, ma i suoi appassionati non esitano a metterla tra le migliori esperienze videoludiche e questo trailer cattura bene il perchè.
Per una volta non discutiamo della stilizzazione di un'evento complesso e tragico qual è la guerra, limitiamoci ad assaporare l'ebrezza della velocità supersonica, il caccia come espressione positiva della capacità di creare dell'uomo e contemporaneamente manifesto della sua natura più libera e potente, e il tuffo al cuore di sentirsi chiamare eroi.

1) Street Fighter 4



Ricordo che quando fu mio professore, il Bittanti disse che i picchiaduro a incontri sono il "livello 0" del divertimento videoludico. Non intendeva che il genere fosse "di bassa lega", ma che in un picchiaduro non ci sono premesse: si va, si mena. E in effetti è così: allora perchè Street Fighter? Beh, Street Fighter per chi è nato negli anni '80 è qualcosa che appartiene al nostro essere. Poco importa che si fosse maghi, schiappe o di fatto nelle sale giochi non si entrasse neanche per paura dei teppisti, era nell'aria. Si sentiva parlare di "mezzaluna avanti" e "aduchen" e ci si chiedeva cosa fosse finchè non si veniva iniziati. E allora diventava deferenza verso guerrieri potentissimi, di cui si immaginavano le storie.
Queste storie, oggi che le cose sono un pochino cambiate, cominciano a prendere forma. Quello sprite che noi immaginavamo un giorno parlare muovendo la bocca ora lo fa. Chi a quei tempi ha investito la sua fantasia in quelle storie, ora le vede dipinte con i tratti della leggenda, e non può non sentirsi partecipe.

lunedì 10 novembre 2008

[TOP 10] Occhio non vede, cuore non duole

La censura di un brano musicale presente nel videogioco Little Big Planet (con all’interno dei passi del Corano) è solo l’ultimo di una serie di tagli che nel corso della storia videoludica hanno interessato prodotti di ogni genere. In questo caso si è trattato d’intervenire in tutto il sistema globale (così come globale è l'attuale interazione con il mondo), ma il più delle volte la censura ha operato a livello locale andando a correggere parti di codice con l’intento di salvaguardare gli utenti di determinate zone del pianeta. Di seguito qualche esempio messo insieme nel tentativo di stilare un elenco che dia l’idea di quanto ridicola e superflua sia un certo tipo d'ingerenza [fonte principale delle info postate di seguito: SuperConsole #80, aprile01]. Se ne avete altri da segnalare li aggiungo in seguito.


 

01) Pac-man
In origine Puck-man a cui è stato cambiato il nome per evitare il richiamo a quel F* yankee.






 
02) Super Castlevania 4
I riferimenti religiosi sono sempre un possibile oggetto di discussione. In questo caso nell’occidentalizzazione scompaiono le croci e il nome Dracula dalla tomba.




 

03) The Legend of ZeldaAncora problemi denunciati da gruppi religiosi: alcuni ebrei protestarono per la mappa di un dungeon (il terzo) troppo simile ad una svastica.






04) Cruis’n USA
Si sa che nella cultura cinematografica USA è più facile sopportare la morte di 500 persone in un Die Hard che quella di un solo quadrupede (i cani e le mucche si salvano sempre, ma si vive di Hotdog e Hamburger… lol). Facile capire l’eliminazione dalla carreggiata degli animali falciabili.


05) UmJammer Lammy
Segata nella versione occidentale la scena in cui Lammy, scivolando su una buccia di banana, muore e va all’inferno dove avrebbe dovuto esibirsi sul diabolico palco così da tornare nel mondo dei vivi. La scena è stata sostituita cambiando l’incipit (niente morte: la cintura che s’incastra fungendo da elastico che la riporta all’inizio del gioco) e scopo (rifiondarsi all’ultimo livello).


 

06) Street Fighter 2
Nella trasposizione Usa ad un personaggio presente nello sfondo (il tizio con il capello e impermeabile) vengono sostituiti alcuni frame per evitare che la mano sul pacco possa dar alito a fraintendimenti.




 
07) Marvel vs Capcom
Censurata la posa della vittoria di Morrigan ritenuta troppo osé per il pubblico occidentale (sia mai che la frusta, il corpino di pelle e qualche catena creino dei pensieri peccaminosi ai puritani delle nazioni più evolute del mondo).

 

08) Final Fight
In questo picchiapicchia si smette di cercare riferimenti sessuali impliciti da eliminare e si pensa ai sentimenti degli occidentali alla vista di ragazze pestate a sangue da dei maschi bruti: scatta il cambio di sesso per Roxy e Poison che diventano un Sid e un Billy.




09) Resident Evil

Famosa la censura operata nel filmato introduttivo con il taglio di parti “gore” come ad esempio una mano recisa con ancora la pistola in pugno, il cannibalismo zombico nei confronti di uno della squadra speciale o un Chris che fuma.



9+1/2) Carmageddon
Sostituzione dei pedoni con zombie dal sangue verde, tranne che in Germania dove addirittura vennero rimossi pure gli zombie e vennero inseriti dei robottini che emettevano un rumore fastidiosissimo ogni volta che li si investiva. Già all'epoca (1997) si usò internet per diffondere una patch per riprestinare il sangue rosso... [VicRattlehead]


 

9+3/4)
Il primo Mortal Kombat, convertito sulle console 16-bit. C'era il famoso cheat per Megadrive, abacabb… il "blood code" che sbloccava il sangue [xPeter]





10) La stranezza della censura lessicale in Germania. Per anni la parola "Ninja" fu considerata troppo violenta. Ninja Gaiden divenne Shadow Warrior e Teenage Mutant Ninja Turtles "Teenage Mutant Hero Turtles"... Quando persino le parole fanno paura [The Gambler]

giovedì 16 ottobre 2008

Il famigerato listone autunno-inverno 2008

Resistance 2
(28\11\2008)

Motorstorm 2
(14\11\2008)











Little Big Planet
(24\10\2008)

Gears of War 2
(07\11\2008)











Fable II
(24\10\2008)

Banjo-Kazooie: Nuts&Bolts
(14\11\2008)











Tatsunoko VS Capcom
(11\12\2008, jap only)

Wii Music
(14\11\2008)










Left 4 Dead
(21\11\2008)


Far Cry 2
(24\10\2008)











Mirror's Edge
(14\11\2008)


Silent Hill Homecoming
(out now USA, tba on Steam)











Dead Space
(24\10\2008)


Fallout3
(31\10\2008)











Prince of Persia
(05\12\2008)

Tomb Raider Underworld
(21\11\2008)










MK vs DC Universe
(21\11\2008)

Guitar Hero: World Tour
(07\11\2008)










Castlevania: Order of Ecclesia
(31\10\2008)

Trackmania
(14\11\2008)









venerdì 10 ottobre 2008

[Top Five] Campioni di voracità mutanti

Ingurgitare è parte di un concetto che nel gameplay esiste fin dagli albori (chi ha detto Pacman?). La variante più gettonata - quella che ha suscitato stupore e ammirazione in quasi tutti i prodotti dov’è stata applicata - è la modifica della massa del protagonista in seguito all’acquisizione dell’ambiente che lo circonda. La particolarità che li contraddistingue è che ognuno di essi - ogni volta - è stato segnalato per la propria originalità. A vederli tutti assieme non si direbbe, o meglio, l’originalità non manca di certo però è parte di uno schema affine che può far pensare che ci siano le condizioni per determinare l’esistenza di un vero e proprio genere a se stante, quello dei Voraci Mutanti che possono agire in prima persona o avere a che fare con un sistema che muta in maniera indipendente. Di seguito gli esponenti più in vista di codesta bizzarra categoria.

5) Prey The Stars Gabu Gabu Planet (NDS)
La sintesi più diretta della variante che si citava in apertura (in pratica PacMan+Katamari) che lo rende automaticamente il meno "poetico" dei titoli presenti. Punta tutto sulla pura meccanica arcade, con un protagonista - pesceCane(?) - che a suon di mangiucchiate dovrà metter su la stazza necessaria per restare “in piedi” e vincere i match contro gli altri avversari presenti nei quadri 3d (da ciò che si evince guardando i filmati e gli screen). Uscito in Nipponia, in arrivo Usa\Europa ad ottobre. Altre info&immagini IGN

4) Soul Bubbles (NDS)
Unico prodotto occidentale della lista, si basa sulla raccolta di anime da acquisire e accompagnare fino al punto destinato al trapasso. Si possono inglobare in un’unica bolla o suddividerle in più elementi in base al tratto di percorso che si deve attraversare. Punto di partenza A, punto di arrivo B da raggiungere “soffiando” (pilotando il vento con il pennino) sulla mole ectoplasmatica da spostare. Il “Locoroco” Nintendo, per così dire. Altre info&immagini IGN

3) Katamari Damacy (PS2, PSP)
Arcade 3D, con una trama particolare e una meccanica semplice e coinvolgente: rotola, rotola, raccogli, raccogli, ingloba, cresci, rotola, rotola, raccogli, ingloba e soddisfa le richieste del nobile mandante di codesta follia. Altre info&immagini IGN




2) Locoroco (PSP)
Una killer app per la console Sony che si discosta dai suoi compagni di merenda per il sistema di controllo basato sui tasti dorsali che inclinano materialmente lo schermo spostando il simpatico blob giallo altrimenti inerte. Occorre nutrirlo per moltiplicare la quantità di elementi che lo compongono; da condurre lungo un viaggio costruito sul solito percorso A-B pregno di passaggi nascosti. Altre info&immagini IGN

1) Orbiter (GBA, serie bit Generations)
La poesia della solitudine e la metafora della vita. Soli nel soave vagabondare di un ambiente in cui muovere la propria massa attraverso un moto perpetuo incontrollabile e con l’unica possibilità di scelta offerta dal poter cedere all’attrazione o respingerla, dall’entrare in orbita con i propri simili o uscirne. La rapidità di movimento del singolo, la difficoltà di controllo di una massa formatasi durante il semplice andare. Pesce grande mangia pesce piccolo. Sintesi dell’esistenza nella convivenza. Altre info&immagini IGN