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sabato 6 febbraio 2016

Wonderland Music Box 2016


Contenitore musicale tawernicolo.
Resoconti auditivi ed eventuali consigli per gli ascolti, tutti nei commenti.

martedì 9 giugno 2015

Wonderland Music Box

Contenitore musicale tawernicolo.
Resoconti auditivi ed eventuali consigli per gli ascolti, tutti nei commenti.

sabato 16 maggio 2015

[percorsi musicali casuali] R.E.M.

Non ricordo di preciso come mi fosse venuto in mente di ascoltarli, probabilmente c'è di mezzo il video di It's the end of the world as we know it (ho il terrore che qualcuno la conosca solo come la tremenda cover A che ora è la fine del mondo di Ligabue) passato su MTV, ipnotizzato dallo scioglilingua incalzante di Michael Stipe. Il vocalist è inconfondibile, dal cranio ignudo (anche se agli esordi era ancora capellone) e fisico segaligno con sporadiche movenze da molleggiato all'inconfondibile voce dai colori folk roca ma stentorea e intonatissima, passando per le lyrics tra flusso di coscienza, patchwork d'immagini, libere associazioni di idee ed incursioni nella politica (mai stucchevoli). Mike Mills al basso; sarà ignoranza o disattenzione mia (specie ai tempi) ma più che a qualche linea particolare del suo strumento lo associo alle note alte dell'immancabile seconda voce ("time i had some time alone", "don't go back to Rockviiiiii-ille!") e m'è sempre stato troppo simpa. Peter Buck alla chitarra, basta l'assolo di What's the Frequency, Kenneth? per capire che è un grandissimo (anche se come diavolo sia uscita di preciso quella roba meravigliosa in studio non lo sapranno né lui né i produttori), e suona pure mandolino e banjo.

Il mio primo album dei REM è stato UP, quello più caratterizzato da inserti di sonorità elettroniche, abboccando al suadente riff di Lotus (il video ricorda quello di Around the world dei RHCP, il regista è lo stesso). Forse anche il primo album che mi sono trovato ad assimilare davvero come opera, componendone il quadro, invero intimista, traccia per traccia attraverso ascolti periodici nel corso di un bel periodo di tempo - credo m'abbia proprio fatto maturare come ascoltatore.
Gli altri singoli mi pare fossero Daysleeper (suggestioni al neon, caffeina, insonnia, l'ho sempre sentita molto mia, essendo tendenzialmente sfasato/anarchico con gli orari), At my most beautiful ("I've found a way to make you smile", molto delicata, ad un certo punto ha un che di natalizio), Suspicion (soffusa atmosfera noir, un flirt sotto discreto tasso alcolico). M'ero appassionato a pezzi vagamente esistenzialisti come The apologist, Sad professor e Walk Unafraid (quest'ultima specie per un certo potenziale da vera e propria traccia 'rock', che esprimeva meglio in versione live). Tra le mie preferite anche You're in the air (brividi, canzone che per davvero aleggia nell'aria) e Hope (un trip ripetitivo e involuto che non si apre mai pur senza collassare del tutto su se stesso, mantenendo una bella tensione attraverso il racconto sconnesso da lettino d'analista tra sogni di alligatori e navi spaziali).
Alla fine anche il materiale di "terza fascia" m'aveva preso non poco, come Diminished (una specie di legal drama kafkiano) che si ricollegava a I'm not over you ("I lost an arm, no one harmed, you diplomatically alarmed") e perfino la bizzarra Parakeet.

Nel 1999 erano capitati al primo festival di Sanremo di Fazio; ero ancora abbastanza ingenuo da aver pensato che fossero stati deliberatamente scelti e poi aggiudicati come ospiti da un presentatore che evidentemente doveva sapere il fatto suo, senza riconoscere subito la banale coincidenza del tour promozionale.