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lunedì 4 ottobre 2010

Il grigio malconcio di Resident Evil 5


I videogiochi possono essere divisi in due macro categorie. I giochi dove la componente principale è la messa in prova dell’abilità dell’utente e quelli dove si stimola l’empatia simulando un ambiente da vivere in un determinato ruolo. I giochi d’azione - neri - e i giochi d’atmosfera - bianchi. In mezzo a questa netta distinzione in cui possiamo inserire pochissimi elementi, c’è un oceano di prodotti che miscelando le due principali forme del videogioco offrendo sfumature - grigie.
Il prevalere dell’una o dell’altra - entrambe lecite - dipende dalle intenzioni del suo autore, spesso esplicite, ma ancor più spesso implicite come ad esempio scegliere di cimentarsi in un determinato genere anziché in un altro. La riuscita del prodotto finale è per forza di cose legata alla sua natura, dichiarata o meno.
Se - a caso - prendiamo i survival horror, apparirà subito chiaro come un prodotto di questa categoria debba avere al suo interno un’alta percentuale di bianco. Si tratta di un videogioco che va "vissuto", esplorato fisicamente negli angoli più reconditi perché è in quegli anfratti bui che si nasconde il suo senso d’esistere. Lo scopo è ricavare delle sensazioni diverse da quella scontata relativa alla capacità di sopravvivere (e quindi arrivare in fondo) tipica del tiro a segno digitale. Se non si riesce a inserire il giusto quantitativo d’atmosfera, si può tranquillamente considerare un fallimento.

Il prodotto che ben incarna il risultato di un maldestro mix grigio è Resident Evil 5.