domenica 17 aprile 2011
Valve e il marketing che non ti aspetti
Stavo per farci il solito commento al bancone, ma ho pensato che il caso potesse meritare un post tutto suo.
Dunque Valve con Portal 2 sta facendo una cosa molto cool o molto strunz a seconda dei punti di vista, ma comunque interessante. Alla fine del countdown misterioso che tutti pensavano indicasse un'uscita anticipata, e' partita invece una promozione per cui giocando una selezione di titoli indie dal catalogo Steam si incrementa un counter che a sua volta accorcia il tempo da qui all'uscita attraverso una proporzionalita' non ancora ben chiara.
Se da una parte sembra una buona iniziativa per promuovere titoli indie che altrimenti passerebbero inosservati, dall'altra c'e' l'infamia di chiederti soldi per giochi di cui potrebbe fregarti zero per farti spendere prima altri soldi sul gioco che ti interessa (anche se verosimilmente tutti quelli interessati all'evento Portal 2 se lo sono gia' prepagato). Inoltre l'obiettivo sembra clamorosamente fuori portata, e anche se teoricamente chiederti di giocare non dovrebbe essere un gran peso, c'e' una certa frustrazione tra gli appassionati al momento.
Parere personale: gli indie developer lo ameranno, ma personalmente credo che un titolo si debba reggere sulle proprie gambe invece che essere cacciato in gola con escamotage vari: di fatto, il gioco e' per sua propria natura una scelta e davvero riesco a pensare a pochi altri modi per bruciarsi un lavoro che forzare il pubblico a farmarci sopra - se la cosa e' stata fatta col consenso degli sviluppatori dei vari titoli nel calderone, e credo proprio debba essere cosi' per forza di cose, sa molto di "purche' ci giochino" un po' disperato per non dire ipocrita, considerata la snobberia che gira per l'ambiente indie. E infatti io non ho comprato un bel niente a parte Portal 2.
"Culturalmente" pero', proprio perche' e' un'iniziativa che forse passa il confine di quello che puo' essere chiamato "gioco", non si puo' non trovarla affascinante. Insomma, i gamers ci stanno. E mi viene un parallelo con la televisione: e' una riflessione arrivata relativamente di recente, nel campo dei media studies, che il vero effetto negativo della tv non e' che si guardino programmi spazzatura rispetto a programmi culturali, ma che si passi il tempo a vedere le cose attraverso uno schermo piuttosto che sperimentarle in prima persona - una serata a teatro, un'attivita' sportiva, o anche una semplice passeggiata nel parco. Benigni che ti legge la Divina Commedia e ti da' un alibi per non leggertela da solo. Ora, abbiamo la community di Steam - e stiamo parlando di milioni di persone, per lo piu' nel fiore degli anni - che, forse, passera' un week-end a giocare titoli non per scelta ma per imposizione, in maniera utilitaristica, che risultera' nel migliore dei casi in un anticipo infrasettimanale e in pieno orario lavorativo di un altro videogioco: tempo che potrebbe essere impiegato, quantomeno, ad attivita' che riducono l'attesa invece di dilatarla.
Giunge quindi l'inquietante domanda: i videogiocatori hanno davvero il diritto di sentirsi migliori dei telespettatori di Maria De Filippi e Il Grande Fratello? D:
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Penso che tutto ruoti intorno alla debolezza umana e a chi, in modo più o meno creativo, tenta di sfruttarla. Come accennavi nel post più che una risposta nasce spontanea la domanda: perché è così importante che un gioco esca prima? Sappiamo che la sua durata resterà la stessa a prescindere perché legata a un lasso di fruizione ben preciso. Razionalmente non me lo spiego. Forse non bisogna analizzarla razionalmente, ma in quel caso non c’è un discorso e neanche una questione su cui ragionare ^^
RispondiEliminaRiguardo la domanda finale. La differenza è profonda e non va confusa con un atteggiamento frivolo qualsiasi. C'è e si trova a partire dai termini usati.
Loro parlano di "reality" noi di simulazioni e gioco. Loro cercano di portare le fantasie – a prescindere dalla stramberia di fondo che le genera - nella realtà, di cambiarla con contenuti che non ne fanno parte (o non dovrebbero).
Insomma noi andiamo a giocare in un’area ben precisa e delimitata, distinguibile e dove basta un interruttore per mettervi fine, dove quando parliamo di "realismo" lo intendiamo in quel preciso contesto. Se per arrivarci utilizziamo qualche frivolo comportamento, questi non sarà mai condannabile come chi, i filippocosi, pretendono di trasformare la nostra realtà in un gioco. Perciò sì, abbiamo diritto di sentirci migliori, eccome ^^
Prestarsi a rimanere attaccati a dei giochini a pagamento di cui frega poco e nulla solo per anticipare (eventualmente) di un giorno l'uscita di un altro gioco... un po' è da fessi, diciamolo XD
RispondiEliminaMi sembra ben poco convincente anche quell'altro studio; non è che se lo guardo, poi non lo faccio.
E' che se non lo faccio, perchè non posso o non ne ho voglia o non m'interessa, magari però mi piace guardarlo.
Benigni non ha fermato nessuno dall'andare a leggersi la divina commedia, così come il calcio internazionale in TV non ha mai fermato chi vuole andare a farsi la partitina di calcetto con gli amici.
Anzi, al massimo succederà il contrario; chessò, dopo un evento mediatico come i mondiali di nuoto c'è di certo un incremento di iscrizioni alle piscine.
Uh uh, maxli' alla difesa: quello di cui tu parli, il voler trasformare tutto in "gioco", e' un tema piuttosto di moda di questi tempi che prende il nome di "gamification" e a onor del vero ha tra i sui piu' ferventi sostenitori nomi celebri di giornalisti e studiosi storicamente "pro-videogames". Quindi un po' quello che tu attribuisci alla tv e' un movimento che in realta' origina dai videogiochi - sul cui giudizio, tra parentesi, sono daccordo con te. Gioco e vita devono mantenere un certo grado di separazione per il bene sia del gioco che della vita.
RispondiEliminaMa la questione qui e' un po' diversa. Utilizzare per sceltail proprio tempo acriticamente in un'attivita' sgradevole per una gratificazione evidentemente sproporzionata non e' davvero tanto diverso che si parli di grindare in un videogioco o annoiarsi davanti a un reality. Ed e' anche interessante che il videogiocatore e il telespettatore in questione alla domanda "ti rendi conto che sei un pirla si'?" potrebbero anche risponderti la stessa cosa, cioe' che quella e' "cultura" e tu sei il retrogrado che non lo capisce D: E sul fatto che sia cultura in un certo senso hanno anche ragione. L'unica differenza se vogliamo, e' che la TV ha un sistema di critica che dice che i reality sono spazzatura, i videogiochi no: al limite c'e' qualche dandy auto proclamato in giro che evangelizza sulla supremazia concettuale dell'indie development.
@xPeter: non e' che la tv ferma nessuno, pero' come ho detto fornisce un alibi. Probabilmente e' fuori luogo dare un valore morale a prescindere all'esperienza effettiva piuttosto che all'assistere attraverso uno schermo, e io ho scelto male le parole. Pero' il tempo speso a guardare la tv non puo' essere impiegato per altro, questo e' abbastanza ovvio XD e' tempo che non ti torna, quello che fai "dopo" e' appunto dopo. Un esempio probabilmente piu' calzante sarebbe saltare un evento mondano che poi non si ripresenta, tipo uno spettacolo teatrale, per passare la serata davanti alla tv. E succede eh. Non dico neanche a guardare il Grande Fratello, pure un talk show con ospiti di livello, vuol sempre dire preferire una registrazione a una prestazione dal vivo. Non sono i contenuti ma e' un livello di distacco maggiore, e l'homo sapiens e' un animale sociale.
Poi personalmente, specie considerato un popolo particolarmente televidiota come quello italiano, mi sa che quelli che si "accontentano" di Benigni e non vanno a ricercarsi il materiale originale saranno tristemente una buona quantita'. Ma io si sa non ho grande stima degli italiani D:
A livello di marketing che non ti aspetti il fatto che comprando Portal 2 per PS3 regalino una copia PC è una notiziona, com'è che c'è sfuggita? Maledette patate e defilippicosi che ci distraggono.
RispondiEliminaO c'è il trukko, come ad esempio un costo maggiore? O sarà limitata nel tempo e nell'utilizzo (una piattaforma per volta)? Dobbiamo informarci.
@Koji per il discorso che hai fatto non trovo contraddizioni. Mannaggia alle tue robe sensate ^^' Devo trovare un'obiezione perché sento che è presente, ma non la vedo :sìsì:
P.S. in questi giorni ho le precisazioni nel sangue: se non edito un commento almeno tre volte non sono contento xD