martedì 17 novembre 2009

Il Rock ai tempi del World Wide Web



È appena uscito in Giappone Rockman.EXE – Operate Shooting Star, titolo che si piazza subito in pole position nella mia personale most wanted del Nintendo DS. Si tratta sostanzialmente di un remake del primissimo Rockman.EXE (2001, GBA), ma allo stesso tempo di un crossover con la serie figliastra, Ryusei no Rockman (“Shooting Star Rockman”, da noi Megaman Starforce), nata nel 2006. Dacché ho speso due parole per i remake Powered Up e Irregular Hunter X, mi sembra doveroso parlare anche di OSS, o meglio, prenderlo a pretesto per una panoramica sulla serie Battle Network.


Bisognerà cominciare dal fenomeno Pokémon. Il secondo o terzo franchise più redditizio nella storia di quest'industria mosse i suoi primi passi sul monocromatico Game Boy, nel 1996. E' pressoché impossibile sottostimare l'impatto di questa serie, che avvicinava il pubblico dei più piccoli agli RPG e soprattutto faceva perno sul concetto di collezionismo virtuale. Per dare un'idea, ancora oggi il titolo più venduto su PSP è chiaramente debitore di Pokémon. E non a caso è un titolo Capcom.
Pokémon rosso e verde arrivarono in un periodo in cui il Gameboy era in stato vegetativo. Gli ultimissimi titoli degni di nota si erano visti nel 1994, e per anni la console sembrava essere definitivamente condannata all'obsolescenza – se non sugli scaffali, certamente sulle pagine delle riviste dell'epoca (Game Power, la morente CVG, la neonata Super Console). Anche se il primo Pokémon è del 1996, qui da noi di fatto arrivò nel 1999, in contemporanea con la serie animata. Pokémon divenne l'unico vero contraltare, in termini di vendite, alla Playstation: si trattava di fenomeni diversissimi, ma in fondo la dicotomia è rimasta quella.

Capcom aveva nel frattempo tentato di rinnovare il proprio eroe blu più di una volta. Il salto 16bit aveva generato la serie X, l'avvento delle console 3D aveva visto nascere la ben più significativa serie Dash. Se infatti X non è che un'operazione di maquillage che mantiene inalterati i fondamentali del gameplay originale, Rockman Dash (Megaman Legends) mostrava l'intenzione di Capcom di sganciare il proprio eroe dal genere di appartenenza, per dotarlo di una nuova sensibilità più al passo coi tempi. Rockman Dash è di fatto un action RPG alla stregua di Zelda, con uno spiccato look “anime” e un azzeccato cast di comprimari. Il che andava incontro più o meno a tutti i requisiti richiesti a un gioco del 1998: ambienti tridimensionali, cutscene cinematografiche, doppiatori etc.
In effetti, i due Dash e il delizioso spin-off Misadventures of Tron Bonne rappresentano una trilogia di rara bellezza e una di quelle gemme di cui non si tessono mai troppe lodi. Eppure, qualcosa non ha funzionato in quell'alchimia: probabilmente il fatto che Megaman, eroe quintessenza dell'azione senza troppi grattacapi, era ora protagonista di una vera e propria epopea che richiedeva diverse ore per essere portata a compimento. Rockman aveva fatto il verso a Link, ma come le statistiche insegnano, solo una sparuta minoranza di devoti porta a compimento le peripezie di Link.


Tra il marzo e il giugno 2001 la Nintendo completò il lancio mondiale del Gameboy Advance, il tanto atteso upgrade a 32bit del Gameboy originale, che prometteva giochi a colori e di una qualità analoga a quelli del Super Nintendo. Rockman.EXE è uno dei titoli di lancio in Giappone.
Nel 2001 scrivevo su un powerbook g3 con 4gb di hard disk. Era il primo computer che entrava in casa abilitato alla connessione internet. Mi sono registrato su GameFAQs nel 2000; l'hanno seguente ho comprato il primo gioco su ebay. Certo, ero un fottuto ritardatario, ma sta di fatto che nel 2001 internet conservava ancora il sapore della novità.
Rockman.EXE, o Megaman Battle Network, era un gioco che si inseriva perfettamente nello zeitgeist di allora. La riscrittura del mito di Megaman per il nuovo millennio: si comincia tra i banchi di scuola, in un'utopica cittadina vagamente nipponica, la ACDC Town. Il protagonista è un undicenne di nome Lan (Net nell'originale). La sua materia scolastica preferita è la sicurezza delle reti informatiche. Nel mondo di Rockman.EXE la rete ha cambiato tutto – ogni individuo ha un proprio avatar digitale (“navi”), dotato di un'intelligenza artificiale indipendente, mediante il quale si ha accesso alla vastità della rete. La quale però è soggetta all'attacco sempre più frequente di virus. La controparte digitale di Lan è Megaman.EXE (un file eseguibile, come da lessico MS-DOS), e assieme dovranno debellare i piani della misteriosa organizzazione di hackers “World Three”. Megaman ovviamente non è un navi qualsiasi, visto che il padre di Lan altri non è che lo scienziato che li ha inventati...

Lan è chiaramente modellato su Ash: come quest'ultimo tiene i suoi mostriciattoli nella pokeball, così Lan tiene il suo navi nel PET, che fondamentalmente oggi sarebbe una chiave USB per l'accesso alla rete. L'aspetto collezionistico è assolto dalla ricerca dei chip, programmi mediante i quali istruire al proprio navi le opzioni durante la fase di combattimento coi virus: né più né meno che il “deck” di un giocatore di Magic. Ma qui viene il bello: il combattimento si basa sì sulla fortuna (cioè sul pescare le carte migliori dal proprio mazzo di trenta) ma si fa forte anche di una discreta componente action: Megaman si muove su una griglia di nove caselle, e deve scansare i colpi degli avversari (disposti su un'analoga scacchiera), allinearsi con essi per poterli colpire, e tenere d'occhio la barra del tempo in attesa che arrivi il prossimo “turno” (e poter pescare nuovamente dal mazzo: ma il tutto avviene real-time). E' questo elemento che rende Battle Network una serie veramente originale. Pokemon si era limitato a giustapporre le sue novità estetico/formali su un classico impianto JRPG a turni, mutuato da Sa°Ga. Battle Network assimila le novità “stilistiche” (la scissione dell'eroe in due figure, una con la quale ci si può immedesimare, l'altra “magica”) che lo mettono in sintonia col nuovo millennio, ma si dota di un gameplay inventato da zero. In questo senso, la serie Battle Network è molto più che una riuscita operazione di ringiovanimento del franchise – è il primo Megaman dotato di una sua specificità ludica. In MMBN l'ossatura del gioco è rappresentata dal sistema di combattimento, ed è straordinariamente solida. In un sol colpo, combinando una meccanica da gioco di carte con una impostazione action, si risolvono diversi problemi che affliggono i JRPG: la rigida impostazione a turni, l'inesorabile decremento della sfida dovuto all'accumulo d'esperienza e la scarsa quando non del tutto assente domanda di abilità e riflessi. Certo, una componente incrementale a proprio favore rimane: il giocatore può decidere quanto tempo investire nella creazione del proprio deck. Ma i chip più rari non possono essere acquistati: sono ovviamente dei rare drops. E il metodo per ottenerli non è di semplice logoramento: i chip migliori si ottengono tanto più si è veloci a concludere la battaglia. È qui che la customizzazione del proprio mazzo si fa realmente interessante: Megaman può probabilmente trionfare con agilità contro l'avversario che gli si para davanti, ma qual'è il modo più veloce per sbarazzarsene? Un mazzo potrebbe rivelarsi tremendamente efficace con un determinato set di avversari, e offrire prestazioni mediocri allo scontro successivo. Il tutto si riflette sull'andatura complessiva dei giochi della serie: con un po' di pazienza non è difficile arrivare in fondo e gustarsi il finale – ma nel caso si voglia accedere a tutte le subquest, o nel malaugurato caso che si voglia soddisfare il proprio istinto collezionistico, allora la durata del gioco è come minimo triplicata.


Ciò che stupisce in Battle Network è la qualità dell'insieme. Come già osservavo per Powered Up, .EXE guarda all'illustre storia di Megaman con bonaria ironia. Le battute iniziali del gioco introducono perfettamente il giocatore nello spirito della serie: di ritorno da scuola, dove ha imparato (tutorial) a difendersi dall'attacco dei virus, Lan scopre che il temibile Fireman si è impossessato del forno della mamma e minaccia di farlo esplodere. Le vicende proseguono su questi toni, con attacchi informatici alla scuola di Lan, bus impazziti, gabbie degli zoo che si aprono... Ovunque vi sia un jack d'ingresso (l'internet di .EXE non ha ancora scoperto il wireless), Lan può inoculare il suo alter ego digitale per ripristinare l'ordine – ad aspettarlo ci sarà solitamente una coloratissima versione “nuovo millennio” dei mai dimenticati Robot Masters. Il web di MMBN è uno dei più riusciti esempi di antropizzazione di un concetto astratto dai tempi della serie animata “Esplorando il corpo umano”: infatti, per via della presenza dei virus informatici, l'analogia tra le affollate arterie del corpo umano e quelle del web è ancora più evidente. Ma la rete non è solo pericolo: oltre ai dungeon virtuali vi è anche il lato positivo della connettività: la rete si riempie di negozi, BBS, e pubbliche agorà dove Megaman si ritrova per scambiare quattro chiacchere con Roll, Gutsman e il suo giro di amici – tutte controparti digitali dei compagni di scuola di Lan. Il cast, sia reale che digitale, è piuttosto nutrito e i personaggi sono ben caratterizzati, con un'attenzione ai dettagli che ricorda l'altra fenomenale serie GBA di Capcom, Phoenix Wright. I dialoghi sono divertenti senza scadere nel lezioso, e il rapporto fra Lan e Megaman è reso molto bene: entrambi sono dotati di parola, hanno una propria personalità e sono grossomodo “coetanei” – si scongiura così l'effetto “grillo parlante” della fatina Navi (casuale omonimia?), responsabile di chissà quanti suicidi tra i fan dell'elfo mancino di casa Nintendo.

Come si conviene ai prodotti seriali targati Capcom, anche il primo Battle Network è decisamente grezzo se paragonato con gli episodi successivi (cosa che, come si conviene, gli conferisce in retrospettiva anche un certo fascino). Man mano che la serie progredisce il gameplay si raffina: si introduce la possibilità di “scartare” le carte a un turno per pescare di più al turno successivo; di memorizzare un dato chip in modo da averlo sempre in mano all'inizio; Megaman acquisisce nuovi poteri, prima sotto forma di “armature elementali”, poi con la possibilità di fondersi con i navi sconfitti per acquisirne le abilità. In generale, la maggior parte dei cambiamenti positivi arriva già al secondo episodio. Col terzo episodio la pokemonizzazione raggiunge il temibile stadio delle versioni in doppia colorazione, che si differenziano per pochi particolari, solitamente una manciata dei chip più rari. La trama inoltre inizia a deviare dal tema della lotta alle organizzazioni terroristiche per concentrarsi maggiormente sui “tornei” organizzati tra i navi più forti, in puro stile Dragonball. Questo non impedisce alla serie di continuare fino all'arrivo del DS ed oltre. Il quinto capitolo infatti esce anche su DS, che riunisce entrambe le varianti GBA e sfrutta il secondo schermo per una prevedibile (cionondimeno comoda) mappa. Le recensioni però lo condannano, come è fisiologico per una serie a natura episodica giunta alla quinta iterazione e riproposta invariata su un nuovo hardware. Nel 2006 quindi la serie torna (!) su GBA, con una sesta e ultima duplice uscita, che chiude la serie: la prima serie di Megaman dichiarata da Capcom ufficialmente conclusa. Battle Network 6 si apre, simbolicamente, con il trasloco di Lan e famiglia in una nuova città: fuori dal caos della rete, la vita gli è scorsa tutto sommato tranquilla.

Megaman Battle Network è uno dei giochi più rappresentativi del GBA, sicuramente il migliore titolo di lancio - più ispirato del Circle of the Moon, e certo più convincente delle modestissime proposte Nintendo: un repackaging di SMB2 e un anemico F-Zero. Battle Network è un animale strano: parte action, parte card game, parte RPG. Simula la vastità della rete con una rappresentazione del tutto cartoon e soprattutto rigorosamente offline: ci si può sfidare con gli amici ma servono ancora due copie del gioco e il preistorico cavetto.
Quando le specifiche del DS furono rivelate, la sensazione che il portatile col wi-fi potesse trasformare il finto web di MMBN in uno vero accese i desideri di più di un appassionato. Anche Capcom pensò che il nuovo hardware fosse una ghiotta occasione per un rilancio, ma qualcosa non ha funzionato per il verso giusto.

Megaman Starforce, inaugurato nel 2006 addirittura con una triplice release, tradisce l'evidenza di cambiamenti realizzati frettolosamente a tavolino. In un futuro imprecisato, un ragazzino chiuso e introverso di nome Geo Stelar (figlio di un astronauta disperso) si fonderà con un alieno giunto dallo spazio, Omega-Xis. Omega-Xis fa parte della razza AM (onde medie), in lotta contro gli FM (onde corte), e quando Geo si fonde con lui e assume l'identità di Megaman, gli si rivela alla vista il Wave World... Bastano queste sintetiche premesse per capire cosa non va: si cambia nome alle cose perché restino le stesse, pasticciando però il tutto. Se la rappresentazione di internet in MMBN aveva un che di archetipico, il “mondo alieno delle onde” suona ridicolo anche a un radioamatore. Non solo: Geo presenta evidenti segni di -passatemi il termine- “shinjizzazione” e il suo rapporto con l'alieno Omega-Xis, una sorta di dragone metallico semi-onnisciente, è troppo squilibrato: si casca in piena sindrome grillo parlante, con eroe remissivo e guida petulante.
Ma le premesse narrative non sono che l'antipasto di una cocente delusione. Non basta la constatazione che Starforce non sfrutta le doti Wi-Fi del DS come ci si sarebbe aspettati (c'è la battaglia wireless, ma la rete funziona solo per lo scambio di chip): a questo si aggiunge anche la beffa di scoprire che, per aver voluto adottare una visuale in prima persona, la componente strategica dei combattimenti è andata a farsi benedire. Se Megaman.EXE poteva spostarsi liberamente su di una griglia di nove caselle, in Starforce si hanno a disposizione solo tre posizioni: centrale, sinistra, destra. Ed ecco dunque l'amara beffa del fato: nonostante le esaltanti prospettive, il DS finisce con l'offrire un'esperienza inferiore a quella del GBA; un po' come (per ragioni diverse) nel caso della serie Final Fantasy, vittima di “regressione” dovuta a bizzarrie distributive, che ha portato a giocare il quinto e sesto episodio su GBA e i più modesti terzo e quarto su DS.

I fan però non l'hanno bevuta. Laddove Rockman.EXE aveva dato vita a quattro serie animate (per un totale di 209 episodi), Ryusei sembra fermarsi a una settantina di episodi in due serie, l'ultima delle quali conclusasi con appena 21 episodi. E un quarto videogioco non è ancora stato annunciato. Il che ci riporta ad Operate Shooting Star. Non è la prima volta che Battle Network sbarca su DS come si è visto, ma è la prima volta che la cosa genera una qualche aspettativa. L'originale Battle Network è un classico genuino, e l'idea di rivisitarlo sfruttando il più possibile le specifiche del DS titilla il palato. L'aggiunta di uno scenario aggiuntivo, che dovrebbe ruotare intorno al classico espediente di viaggio nel tempo e portare i due Megaman a unire le proprie forze, sembra interessante: nello scenario peggiore, sembra comunque abbastanza innocua da non pervertire la bontà del gioco. È probabile che OSS resti un un caso isolato – non credo vi siano i margini per ripubblicare tutta la serie su DS, e francamente non se ne sente il bisogno. Ma anche così è una ghiotta occasione per chi saprà coglierla di riscoprire una serie che dalle nostre parti non è mai stata apprezzata a sufficienza. Senza il forte contributo della serie animata per convincere un pubblico nuovo, alla serie resterebbero i fan di lunga data: ma .EXE si gioca in modo troppo diverso dal Megaman a cui tutti sono abituati – inoltre, vi è una cospicua presenza di testo, rigorosamente english-only. La serie Zero ha goduto di una stampa decisamente più favorevole in occidente, pur non presentando di fatto grosse novità rispetto ai Megaman X. O forse proprio per questo.

11 commenti:

  1. Certo che ricevere informazioni su un prodotto inserite in un determinato contesto, cambia radicalmente la visione delle cose. Da profano rientro tra coloro che non hanno apprezzato la serie a sufficienza. La consideravo una semplice operazione legata ad un personaggio affermato, inserito in un gameplay leggermente diverso (quello del – per me fumoso – sistema card games alla Yu-Gi-Oh!). Ora leggo che c’è molto di più. Bene così. A questo punto mi metto anch’io in coda ad aspettarlo.

    RispondiElimina
  2. Notevole, notevole approfondimento; William Shatner approverebbe a modo suo xD
    Nonostanze il culto incondizionato per Capcom, Megaman\Rockman è una di quelle cose che mi son perso e che continuo a perdermi senza mai riuscire a rimpiangerlo.
    Vado dietro la lavagna ed aspetto il pezzo su Demon's Soul :(

    RispondiElimina
  3. @XP: Dovresti recuperare un Battle Network e darci un'occhiata (vedi anche il mio ultimo messaggio nel post di Maxlì "Pensierini - La Banalità del Bene") - su ebay te li tirano dietro e voglio sperare che voi abbiate ancora con voi una qualche aggeggio che accetta le cartucce GBA.

    Quanto a Demon's Souls, lo so che pendete dalle mie labbra... In attesa di scrivere qualcosa che certamente non gli renderà giustizia, vi passo questo:
    http://www.edge-online.com/blogs/the-most-boring-game-year

    RispondiElimina
  4. Io nel frattempo oggi ho recuperato Ultimate Ghosts'n Goblins e Syphon Philter Dark Mirror per PSP entrambi nuovi a 20£.
    C'avrei bisogno di qualcosa per portatile che abbia una certa profondita', pero' non sono mai stato bravo a Magic.

    RispondiElimina
  5. Yu-gi-oh o Magic restano rigorosamente esperienze a turni. In Battle Network l'azione si ferma un attimo per la scelta delle carte: avvenuta la scelta, megaman e i virus tornano a mazzolarsi di santa ragione, real-time.

    Buona fortuna con UGnG, io sono al penultimo livello da una vita... Il dover collezionare gli anelli ha ucciso un po' il gioco a mio avviso. Per i profani: è come se Drake non potesse entrare a Shambala se non ha trovato almeno 70 tesori...
    Comunque la musica in quel gioco (UGnG) è davvero fantastica, vorrei il cd.

    RispondiElimina
  6. @Koji su PSP - per restare più o meno in tema turni - Final Fantasy Tactics? L'avevi giocato, rigiocato? Ci sono rimasto attaccato un mese, bello, bello anche su portatile. Altro di profondo portatile sonaro, l'unico che mi viene in mente è Jeanne d'Arc sempre sulla stessa riga di FFT, però non l'ho giocato quindi è sulla fiducia.
    Se vuoi qualcosa di leggero, sempre "a turni" ci sarebbe Pangya, ma non so come ti metti nei confronti del golf arcade videogiocoso.

    Va beh mo esce LBP, cosa fai non te lo prendi? ^^

    RispondiElimina
  7. I turni se mi metto nell'ordine mentale della cosa li posso anche digerire, vedi Final Fantasy o Dragon Quest. Sono proprio i giochi di carte "strategici" che mi sono avversi.

    Little Big Planet PSP, boh vedo se ne vale la pena... il primo LBP per strano che possa sembrare e' uno dei giochi che sfrutta di piu' l'hardware PS3, un downgrade cosi' drastico un po' mi puzza. Tanto adesso pure l'Unreal Engine 3 ha una relase free, gli editor non mi mancano xD

    RispondiElimina
  8. La cosa triste è che ci ritroveremo ancora separati, anche se questa volta "in casa" perché non credo che i livelli siano compatibili; insomma non potrei provare i tuoi lavori. Dai resisti e conserva l'hype pe la versione PS3 xD

    Si fa per dire, se lo prendi fammi sapere com'è, così lo rifilo a mia sorella che si ostina a non comprarsi la PS3 - neanch'ella, ma che ci avete contro sto gioiellino di console? xD

    RispondiElimina
  9. Bhe' non per farti i conti in tasca, ma credo sia piu' facile per te spendere 20 euri per un doppione PSP che non per me spenderne 300 per una nuova console xD Tra le altre cose, Eurogamer sembra quasi dire tra le righe che la versione PSP e' un filo meglio, per un processo di rifinitura. Comunque sto osservando che zitta zitta PS3 si sta costruendo una softeca molto piu' golosa anche solo di qualche mese fa in termini di esclusive, mentre 360 ogni tanto inciampa sulla sua concezione "chiusa" (HD obbligatoriamente proprietario da millemila euri, Live a pagamento, Bayonetta region locked). Pero' PS3 non si puo' mangiare, e quando si vive all'estero questa diventa davvero una questione fondamentale... u_u

    RispondiElimina
  10. Un buon regalo natalizio, ci penserò su.

    Riguardo il mangiare, guardando Battlestar galactica ho preso due chili, da quando ho la PS3 ne ho persi quattro. Con le mani occupate non hai tempo di mangiare xD

    Battutona, in verità capisco benissimo. Noi proponiamo, suggeriamo, auspichiamo, ma poi chiaro che i conti vanno fatti. Ad esempio un anno fa quando xPeter parlo di Braid dissi che "a fine anno" l'avrei giocato. Non è stato il fine 2008, ma il quasi fine 2009, in più preso in colletta. Come dire prima o poi le cose arrivano, quando "conquistate" hanno dentro un valore aggiunto non da poco.

    Chiederei scusa a gambler per l'ennesimo ot dentro i suoi ottimi post, ma ormai credo di aver accumulato talmente tanti debiti che dovrò farmi perdonare come minimo con un panettone artigianale pregno di frutti canditi ^^'

    RispondiElimina
  11. Risolverebbe il nostro Natale, siamo gran consumatori di panettoni... Anzi, abbiam già iniziato T_T

    Beh, quando entro in tawerna e inizio uno sproloquio del genere metto già in conto di perdere la gente per la strada. XD

    Ad ogni modo, una rettifica: mi dicono che Megaman BN5 su DS è addirittura in italiano. Guarda tu cosa non vanno a tradurre...

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.