Era chiuso in un angolo. Non aveva più cartucce e la torcia si era esaurita. Gli era rimasto solo il piccone. Tre infermiere zombie lo circondavano e avanzavano verso di lui. Ne colpì una, che si disintegrò. Ma le altre due ormai lo avevano azzannato.Il telefono squillò. Paco buttò il joy-pad della PlayStation 2 e rispose: - Chi scassa?
Questo simpatico excerpt da "Sei il mio tesoro", delizioso racconto che apre l'antologia Crimini, edita da Einaudi alcuni anni or sono, per ricordare come Ammaniti ami ammicare al mondo dei videogiochi. E questo mese, dalle pagine del magazine XL (costola "giovanile" di Repubblica) racconta in anteprima GTA IV (e, certo, anche Mario Kart Wii).
Quasi meglio di Roberto Saviano che racconta 300 dalle pagine de L'Espresso. Dietro la scorza dell'Italia ignava di pensionati rinchiusi in casa a guardare i quiz televisivi e di bamboccioni rinchiusi in casa a guardare l'isola dei famosi, batte il cuore di un manipolo di coetanei coraggiosi che si confronta con la produzione culturale del resto del mondo. Confortante.
E allora leggiamola la storia di Millo, il pariolino bene che adora schiantare le vecchiette in GTA mentre la madre restauratrice racconta alle amiche dell'ultimo viaggio in Yemen. Il ragazzo, si vedrà proseguendo la lettura, è sveglio abbastanza da voler abbattere i limiti imposti dal gioco; di più - si disaffeziona da GTA in un lasso di tempo brevissimo non appena scopre (l'acqua calda) che il gioco offre solo un'illusione di libertà (come tutti i giochi). Sfidato dalla delimitazione imposta nell'area cittadina, come una tigre in gabbia Millo tenta di raggiungere le "nuove aree" del gioco a nuoto (Ammaniti non può scriverlo, ma ha evidentemente in mente la California di San Andreas più che l'imminente quarto episodio), ma scopre dolorosamente che la polizia gli dà una caccia spietata anche se non ha commesso crimini, solo perché non rispetta la volontà del "Christof" di turno, in questo caso il game designer/demiurgo. GTA in realtà impone una stretta osservanza delle regole come qualsiasi gioco. Anche qui Ammaniti commette un'omissione: lascia credere che la caccia della polizia sia immotivata nel contesto diegetico ("Perché ti sparano? Non hai fatto niente di male"), ma i giocatori attenti di San Andreas ben ricorderanno che c'è un motivo preciso per cui CJ non può lasciare Los Santos senza avere Tenpenny e la polizia alle costole. Deluso dall'anticonformismo solo di facciata, il buon Millo abbandona il gioco (immaginiamo con gran sollievo della madre preoccupatissima) per tornare ad ammazzare gli zombie in Resident Evil.
V'è dunque un'incongruenza nel raccontino. L'attacco iniziale è scritto con evidente intento "scioccante" (se si possa ancor oggi épater le bourgeois è un dilemma che qui non affronteremo), in cui Millo racconta quanto gli piaccia prendere a mazzate le vecchiette per strada, o picchiare a sangue le puttane dopo esserci stato e riprendersi la grana. Sin dalle prime righe si deve catturare l'interesse del lettore casuale, è comprensibile: e quindi tanto vale eccedere nel grand guignol e marcare gli stereotipi che la serie si porta dietro. Ma nondimeno quelle righe stonano con la caratterizzazione del ragazzo. Delle due l'una: o la ripetizione acefala del pestare vecchiette/uccidere zombie gli è congeniale (e allora la disaffezione che sopraggiunge nel disvelamento dei limiti di GTA risulta quantomeno forzata); oppure il ragazzo "sveglio" che non si lascia incantare dalla finta libertà del gioco non dovrebbe neanche essere il tipo da apprezzare l'uccisione ripetuta per diciamo più di dieci minuti. Il finale quindi non è riuscitissimo: chiaramente vuol essere consolatorio nei confronti dei genitori - non preoccupatevi, il ragazzo "varierà veleno" in fretta - ma nel passaggio indolore di Millo dal crimine cittadino alla caccia agli zombi aleggia il sospetto che l'essenza "anarcoide-sovversiva" di GTA non sia stata compresa. Che il fenomeno culturale scatenato dal gioco (e colto con arguzia dai tipi di Molleindustria qualche tempo fa, come anche da altri commentatori) non sia centrato appieno. Certo il fatto che GTA sia un amaro e irriverente specchio deformato dei nostri giorni è completamente sottaciuto nel racconto: o Ammaniti, o Millo non devono aver soppesato troppo quest'elemento se considerano GTA intercambiabile con un qualsiasi altro carnaio disponibile sul mercato. O forse XL non è il contesto più adatto per spingere la riflessione sino in fondo, chissà. Forse, troppo preso dal rassicurare i lettori che giocare a GTA è nell'ordine, sempre meglio che drogarsi o guardare la tv (ovvie verità, specie con la tv che ci ritroviamo), Ammaniti si dimentica di scrivere perché tanto interesse da parte di milioni di giocatori proprio per GTA.
Approfondimenti:
RispondiEliminaStesso autore, stesso aneddoto, tre anni fa, via Coupe de Theatre
Un parere da "l'Antro Atomico"
Mah, questi punti di vista più o meno esterni (anche se Ammaniti sembra si ritenesse addirittura un "drogato" di videogiochi, e qui mi potrebbe scappare un po' da ridere) li trovo sempre vagamente inquietanti.
RispondiEliminaChe ha detto di Mario Kart? XD
diciamo che tra loro e gli hardcore gamer cresciuti della "critica videoludica" non si sa di che morte morire.
RispondiEliminaMa non c'è anche Fulco in Repubblica? Non gli ha dato un bel cicchetto?
Mario Kart? Compitino svolto con sufficienza... Il 98% dell'articolo è un incensamento della versione N64 fatta svettare sopra le altre per evidenti motivi di nostalgia.
RispondiEliminaD'altronde è difficile scrivere qualcosa di interessante su Mario Kart. Dal 1994 a oggi, sarebbe un po' come mettersi in testa di recensire gli scacchi.