Il Superman del 2013 inizia su Kripton in modo molto intimistico: un quintale di computer grafica tra astronavi in stile Halo, esplosioni, cavalcature volanti e scazzottate assortite, con protagonista il gladiatorico papà Russel Crowe.
Dopo il lancio del neonato d'acciaio dal suo pianeta morente verso la Terra partono le meraviglie del montaggio, che mixano arbitrariamente vicende del presente, del passato e del congiuntivo del nostro eroe nel tentativo di fare un po' di casino per mimetizzare la noia della sceneggiatura - continuano esplosioni e crolli e incendi, tanto per non diminuire il tasso di milioni di dollari spesi inutilmente per minuto di pellicola.
La scrittura contempla gli immancabili spiegoni didascalici e mini-pipponi moralistici, affidati al papà terrestre Kevin Costner e all'insopportabile ologramma senziente del papà alieno morto, nonchè generici dialoghi di circostanza durante le operazioni militari dell'esercito USA o le scene con l'anonima giornalista futura fidanzatina di Clark Kent - battute divertenti e autoironia non pervenute, sia mai che un film d'intrattenimento intrattenga troppo.
Arrivati i cattivoni invasori guidati dal generale Zod si intensifica ulteriormente la distruzione a oltranza di scenografie virtuali; il problema dei combattimenti tra tizi invulnerabili di forza immane è che tra la botta e la risposta passano ogni volta cinque noiosi minuti di grattacieli buttati giù e di autocisterne fatte saltare in aria dal corpo-proiettile di chi ha incassato il colpo. Gli scontri mancano di coreografia e d'idee e varie soluzioni estetiche sono ancora prese in prestito senza tanti complimenti da The Matrix (ad esempio i supersalti); all'ennesima mazzata ed emersione dalle macerie di un Superman nemmeno spettinato si finisce per rimpiangere per phatos e suspance una puntata qualsiasi di Dragonball.
Il senso di epicità è compromesso da eccessi che inibiscono per sovrastimolazione sensoriale, è arduo provare empatia per i personaggi e le vicende di un racconto disunito, fracassone e senz'anima.
Letteralmente, molto rumore per nulla.
Letteralmente, molto rumore per nulla.

:asd:
RispondiEliminaConsiderando che forse la scena migliore è quella dove muore il padre Kevin, potrebbe essere un superman per un pubblico diverso da quello classico nrd, cioè per un pubblico femminile. Ulteriore riprova, il primo superman che io ricordi ad avere i peli del torace che fuoriescono dalla tutina. E prima la barba e pose plastiche, insomma messaggi di virilità indirizzati a chi può riceverli come positivi e/o interessanti. E poi la tizia si comporta come si presume si compoterebbe una fan del tizio, sguardo languido, dedizione totale, onnipresenza, infilata a forza in ogni scena possibile neanche avesse la capacità di teletrasportarsi :nono:
Tra qualche ora cambiano gli sconti e arriverà un nuovo film di farsi male a un' euro :sisi:
La sobria morte di Kevin Costner l'ho trovata di notevole comicità involontaria :sisi:
EliminaPerché non sei femmina e se ti muore un kevin non ti tocca :asd:
EliminaNo, seriamente, anche da maschio mi sembrava abbastanza "toccante". Razionalmente era un scelta idiota, ma sul momento, parlo proprio di quella frazione di secondo in cui doveva decidere se muoversi o no, mi sembra di aver scorto del dramma vero :sisi:
Ma infatti la cosa più divertente è proprio che una scena tanto assurdamente sopra le righe voglia pure essere drammatica :asd:
EliminaAh segnalo che durante il film parte a casaccio una vecchia canzone di Chris Cornell, 'Seasons'. Sempre un gran bel pezzo :sisi:
RispondiEliminaOddio, bene non ricordo ma ora che ci penso forse parte proprio durante o appena dopo la dipartita verso un mondo migliore [co="gray"][hi="gray"](probabilmente quello di OZ)[/co][/hi] di papà Kevin :ahsisi:
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