sabato 9 aprile 2011

[in gioco] Nei panni di un agente: Alpha Protocol


Il gioco di Obsidian distribuito da Sega che oggi, fra l'altro, si può trovare a un prezzaccio nei siti uk, mi sta mettendo in seria difficoltà riguardo l'analisi delle sue peculiarità. In genere nelle prime ore vado di rifiuto netto o di esaltazione scomposta, a mo' di fontana che sprizza entusiasmo da tutti i pori per scemare appena le condivido o comunque attestarsi ad un livello più modesto. In questo caso non sono esaltato, non sono schifato, non l’ho abbandonato, ma mentre gioco sento che qualcosa di non meglio identificato non sta funzionando. Il problema è che a livello teorico è grandioso, in quello pratico non so. Un sistema complesso dove è difficile identificare quali ingranaggi non stanno girando per il verso giusto. Provo ugualmente a riportare opinioni, approssimative e in linea col prodotto e con la sessione che ho giocato.


Il via nei panni di un agente segreto che può essere preimpostato o come recluta da plasmare secondo il nostro volere. Tutorial mascherato da campo d'addestramento CIA o dintorni. Si spara, ci si nasconde dai cattivi, si va di corpo a corpo (arti marziali attivabili pigiando un solo tasto), si violano terminali e serrature attraverso minigiochi, si conversa allegramente con colleghi e nemici utilizzando la ruota alla Mass Effect, con la differenza che si possono scegliere solo i toni e non i dettagli delle frasi fra tre possibili (aggressivo, professionale, cazzone e recluta nel caso si parta da questa condizione); il tutto da compiere al volo entro un breve lasso di tempo, niente calcoli su cosa sia meglio dire in base alle circostanze.

Su questa parte troviamo il primo aspetto dubbio. L’idea della rapidità e dello scambio verbale dettato dal momento può sembrare buona; il punto è che le conversazioni sono troppo distanti per essere usate a quella velocità e riuscire a sentirle proprie. Quando qualcuno ci parla la testa elabora immediatamente ciò che le arriva e le eventuali risposte sono generate in contemporanea. In questo caso il lasso di tempo maggiore dovuto all'acquisizione delle tre possibili risposte a noi estranee (imposte), rende la conversazione artificiale. Insomma macchinosità, anche quando legata alle percezioni, non va d’accordo con lasso di tempo ridotto. Il sistema centra una caratteristica umana affascinante (scambio verbale diretto), ma fallisce nella realizzazione perché non tiene conto del modo e del tempo che ci occorre per elaborare conversazioni altrui, più d'una fra cui scegliere quella più vicina alla nostra. Una soluzione avrebbe potuto comprendere tempi diversi per scambi verbali diversi; concitati in alcune situazioni particolari, un limite solo quando serve e non come sistema portante di un gameplay.

Lato ruolo: spendi punti nelle caratteristiche, in teoria puoi diventare un particolare tipo d’agente (corpo a corpo, ninja, ingegnere). In realtà da quanto ho visto finora si finisce sempre per sparare e risolvere le situazioni con la forza bruta. Il gioco invita allo stealth e sinceramente farebbe piacere assecondarlo. Il problema è l'impossibilità di conoscere l’ubicazione di tutti i nemici, il bersaglio e il modo migliore per arrivarci senza attivare gli allarmi. Sì, abbiamo un indicatore a tempo che mostra le icone degli antagonisti, il punto verso cui dirigerci e acquistare informazioni dal "negozio" prima di scendere in campo, spegnere gli allarmi nel caso scattassero, ma il tutto "non abbastanza". E alla fine della fiera ci si ritrova sempre dietro al solito muretto pistola fumante; a meno di voler ripetere l’intera sessione dopo un passaggio a base di trial&error.

Parliamo di potenzialità che non si concretizzano o perlomeno con la forza che intravedi dietro le volontà degli sviluppatori. A parte l’aspetto scarno che ricorda titoli old gen, la parte "action" potrebbe benissimo essere un gameplay "alla Kojima MGS4", quasi un clone, e se fosse suo (del Kojima) probabilmente avrebbe l’etichetta di mito. Per certi aspetti – non del tutto identificati pure questi - è persino migliore.

Uno di quei titoli che fanno tanto "vorrei ma non posso", teoricamente grandiosi, a conti fatti controfigura di ciò che vorrebbero essere. Interpretiamo un collega della raffinata Jennifer Garner di un Alias, mica parliamo di vestire i panni di un impiegato del catasto (con tutto il rispetto e beati loro), prendiamo parte a missioni affascinanti, spionaggio, armi, addestramento, crescita, rapporti con i colleghi, scelte difficili. Tutto bello, ma ripeto – per ora – tutto "non abbastanza". Eppur si muove. Magari sbaglio. Ci tornerò su dopo qualche altra ora di gioco.

3 commenti:

  1. C’è stato un momento in cui ho pensato di mollare, poi invece ho resistito e da quel punto in poi liscio fino in fondo. Non c’è molto da aggiungere. I problemi sono gli stessi per tutta la partita e accennati nel post. Tante buone intenzioni, tanta carne al fuoco, risultati non in linea con la volontà di coinvolgere in una vicenda di spie. Per dire, anche i colpi di scena sono blandi, non per un problema di sceneggiatura, ma perché non c’è il tempo di capire le reali conseguenze delle nostre azioni. Lasciar vivo qualcuno, ucciderlo rendercelo amico o nemico diventa rilevante solo se “conosciamo” il bot digitale con cui interagiamo. In caso contrario è una scelta come un’altra di per se vuota o mirata senza particolari conseguenze, al pari del taglio di cappelli o il colore della t-shirt (e Cage sorride beffardo ricordando le critiche alle sue rivoluzionarie azioni alla Sims).

    Che dire, peccato. Ci fosse una scala di valori che stabilisce il grado di sopportazione nei confronti di una qualità non del tutto eccelsa di un gioco, personalmente Alpha Protocol sarebbe nel gradino limite. Più che altro perché appartiene a uno dei miei generi preferiti. Come dire, Just Cause - action-sandbox cazzone - considerando al sua vocazione lo sopporto e riesco a perdonargli il mondo, ma a un rpg che in più affronta un argomento così affascinante come la fiction spionistica, beh è difficile. La prima volta. Mai al di sotto di questo.

    P.S. reportage rapporti con donne bot. Nel suo piccolo chiede di capire al volo che tipo avete davanti e rispodere a tono, se ama essere presa "di petto", se ridere etc. Ci sono diverse versioni. Inutile dire che con la mia qualità di latin lover videoludico che ha studiato il comportamento di decinaia di femmine finte, ho portato a casa la combo totale. Tecnicamente me ne è mancata una, am solo perché non l’ho incontrata più che fallire l’approccio. Buh niente, tanto per inserire divertentissime note di contorno.

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  2. Preso in offerta a 2 euro su Steam :D

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  3. Non l'avessi dato via sarebbe stato un buon momento per rimetterci le mani sopra dopo il passaggio in Deus Ex. Come meccaniche ci andiamo vicino, come qualità e realizzazione molto meno. Hai fatto bene; posta tutto l'odio che ti provocherà xD

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