I videogiochi, lo sappiamo, non sono perfetti. Quasi sempre sono lontani dalla perfezione ludica; sempre, invece, sono imperfettamente realistici, o non perfettamente verosimili.
In parte, in quanto giusti del videogioco, lo auspichiamo; se pragmatici, lo riteniamo necessario.
In parte, in quanto giusti del videogioco, lo auspichiamo; se pragmatici, lo riteniamo necessario.
L'opera e le sue lacune vengono quindi offerte all'altare del videogiocatore, con la mediazione del mercato.
Il videogiocatore dalle molte stagioni – o dalle molte gen, per onor del lessico gergale – ed il tavernicolo sono, per propria intrinseca natura, critici. Alle volte, premurosamente critici – come due amiche che si aiutano nell'atto cosmetico tipicamente femminile. Alle altre, ossessivamente critici.
Qualora posti nelle vesti del sacerdote, comunque, essi non accetteranno mai l'offerta acriticamente.
Il ludizen, tuttavia, matura. Si aggiorna. Si rinnova. E la darwinistica evoluzione della sua forma videoludis può far virare la critica verso la malizia: per mezzo di noia, sfinimento, snobismo aquisito, o per pura annichilazione della sospensione dell'incredulità.
È un mutamento pedissequo, sequenziale. Iniziamo a percepire con spietata acutezza ogni singola fallacia, ogni pecca nel design, ogni superficialità, ogni salto logico non giustificato, ogni stereotipo evitabile, ogni scelta sorpassata, ogni gretto compromesso; come novelli Neo in un Matrix videoludico, tutto ci scorre davanti in slow-mo, spogliato, reso nudo e matematicamente banale.
Alcuni vedono la propria passione per il videogioco vetrificarsi ed infrangersi improvvisamente, uno schermo in mille pezzi, e ne raccolgo i frammenti, un po' perplessi. Altri si calcano sulla testa un basco incartapecorito, si infagottano in un giaccone di fustagno, si siedono su una panchina e poggiano il bastone in grembo, borbottando mentre pigiano i tasti sul controller impugnato con mani malferme. Ad altri ancora passa: è una fase, un po' come quando, da adolescenti, vestivano strano.
In ogni caso, la malizia può essere un buon intrattenimento…
Così, in una vecchia conversazione con un amico, naque la Teoria dello Gnomo. (O Gnome Theory, che fa molto "Hollywood conspiracy fiction". Pensate che hit sarebbe… The Da Vinci Code, The Bourne Identity, The Gnome Theory. Suona bene, no?)
Alll'atto pratico, si tratta di giustificare in molteplici modi una qualunque lacuna, mancanza, difetto o spiacevolezza da noi trovate in un determinato titolo, o più in generale in qualsiasi cosa riguardi i videogiochi, tramite lo Gnomo, entità mistica quasi-onnipotente, infelice ma stoico stacanovista al soldo delle SH.
Offro il post come una sandbox: inserirò alcuni esempi – nientemeno che gli originali con cui naque la Teoria dello Gnomo – ed ogni Tavernicolo potrà contribuire e spaziare come più gli piace, lunghezza permettendo.
Fallout 3
Le auto che esplodono
- In verità, come post-apocalittico buonsenso vuole, le auto erano state saccheggiate, smontate e riciclate decadi prima. Quelle che il giocatore trova sono riproduzioni di fortuna che lo Gnomo – libretto delle istruzioni alla mano – ha montato pezzo per pezzo, con sudore ed olio di gomito, qualche ora prima.
- In verità, lo Gnomo passa sugli scenari un paio d'ore prima del giocatore, e riempie le carcasse metalliche di tritolo e benzina vaporizzata.
- In verità, le auto non esplodono. Le esplosioni sono finte: dietro l'auto c'è lo Gnomo che, al momento giusto, accende un molotov ed urla "KA-BOOM!".
- In verità, il bombolone non può esplodere perché il materiale fissile manca della necessaria massa critica. A far detonare la teiera nucleare è lo Gnomo, che si mette lì con un monocolo da orafo a spaccare tutto, atomo per atomo.
- In verità gli orsacchiotti di pezza non sono proiettili efficaci. A renderli tali è lo Gnomo che, all'insaputa del giocatore, li riempie di shrapnel ed esplosivo per poi detonarli a distanza al momento dell'impatto, da un punto di osservazione sicuro mimetizzato nello scenario.
- In verità, l'orsacchiotto è lo Gnomo travestito. Una volta raggiunto il nemico, lo Gnomo si libera del travestimento ed investe il nemico con una pioggia di micidiali pugnetti, piedate, morsi e testate. Poi si allontana non visto, nascosto dal sangue gorgogliante.

Non è che la cornice non si levi, è lo gnomo bloggolo che dopo averti fatto editare l'immagine, mentre clicchi su invia va a ridisegnarci il contorno verde giardino xD
RispondiEliminaNo, seriamente, non so come sistemare l'immagine: con l'editor mi sa che ci appicchiamo un po' tuttti. Alla fine scriveremo un libro di le alternative trovate per postare in maniera pressappoco simile a quanto avremo voluto ^^
La teoria dello gnomo spacca, è in taverna da poche ore ma sa già di leggenda.
Per la cornice: sì, lo so. Blogspot incornicia tutte le immagini: è il layout, appunto.
RispondiEliminaVolendo, saprei come modificarlo per eliminare la cornice; così facendo, però, la rimuoverei da tutte le immagini postate nel blog.
C'è una cosa che non mi è chiara: vedere gnomi un po' dappertutto dovrebbe alla fine alleviare il nostro cinismo o malizia che dir si voglia, oppure è l'nequivocabile segno che ormai il giudizio critico è perduto per sempre?
RispondiEliminaIntanto che ci penso vedrò di procurami il basco e il giaccone di fustagno. :)
Personalmente lo preferirei capro espiatorio delle frustrazioni. Sto giocando a Phantom Hourglass (giusto per non farmi mancare niente e arricchire il minestrone videoludico di cui mi nutro in questo periodo) e sinceramente l'idea che ci sia uno gnomo che sta lì a compire dispetti di ogni sorta, mi sembra una buona giustificazione per non ficcare la cartuccia nel water. Non è colpa mia, non è colpa di Link, ma dello gnomo: un avversario malefico, un avversario da sconfiggere, un nuovo obiettivo da raggiungere. Il male incarnato, una presenza inquietante, un protagonista: sto pensando che meriterebbe addirittura un nome (no, tranquilli, non proverò a cercarglielo xD).
RispondiEliminaIn effetti l'immagine avrebbe bisogno di una ripulita (la carta era sporca e, ad essere sinceri, non avevo voglia di pulire il layer manualmente), ma io mi riferivo proprio alla cornice azzurrina.
RispondiEliminaCommunque, chiarisco alcuni punti, in riferimento alla Teoria originale (che può comunque essere interpretata a vostro gusto):
- Lo Gnomo è uno ed uno soltanto. Essendo semi-onnipotente, tuttalpiù, potrebbe autoreplicarsi in numerose "istanze", ma si tratta sempre dello stesso Gnomo.
- Lo Gnomo ha funzione giustificazionista rispetto ai difetti del videogioco, e la sua virtualmente effettiva presenza all'interno dell'opera non rappresenta in alcun modo il declino del pensiero critico del giocatore; anzi, in un certo senso è sintomo di ipercriticismo. Ehm, in parole povere sì, la sua funzione è sostanzialmente palliativa.
- Lo Gnomo non è malvagio; non fa dispetti, anzi: si adopera affinché le mancanze del gioco, di cui sono colpevoli i dev, non vengano notate. È un povero stacanovista, infelice ma rassegnato alla sua condizione, che sbriga il lavoro gramo non svolto dai dev perché è il suo solo scopo nella vita. Un Cristo del videogioco che espia le colpe dell'industria tutta (o della Toddità tutta, nel caso di Fallout ed Oblivion).
Ho fatto un po' di pulizia di tag inutili nell'html del pezzo, spero di non aver alterato in maniera drammatica le intenzioni espressive dell'autore, nel caso faccia sapere che ci lavoriamo ancora sopra o al limite ho salvato l'originale e si può ripristinare.
RispondiEliminaMi stavo proprio chiedendo appunto se lo gnomo è in realtà buono o malvagio. Si potrebbe ipotizzare la presenza di uno gnomo nero che agisce in contrasto allo gnomo, ed è la causa delle frustrazioni di Maxlì?
Direi che altri ottimi esempi dell'operato dello gnomo si possono trovare in Gears Of War. Dev'essere lui che, quando spari a una cassa di legno col bazooka, la mantiene integra trattenendone i mille pezzi tra le braccia.
In effetti quello cattivo che immaginavo possibile, più che uno Gnomo è un FatO, avverso. L'operazione dello Gnomo buono che mette una pezza (e l'idea) è molto fine e difficile da individuare nel contesto di un prodotto, e non potrebbe essere altrimenti se no sarebbe già stato fotografato da molti ^^ Dunque ricapitolando: serve un difetto che notiamo (spesso infastiditi perché siamo pìgnoli), ma che allo stesso tempo risulta nascosto – coperto – dall'opera dello Gnomo laborioso.
RispondiEliminaUhm, dunque… i vestiti attillattissimi della ragazze negli RPG nippo: durante le peregrinazioni nei paesaggi innevati non muoiono di freddo per merito dell'opera dello Gnomo che nascosto nelle poche pezza di tessuto disponibili alita calore sulla loro pelle…
… err… ora non state lì a pensare ai particolari come il luogo in cui risiede fisicamente o qual è la sua opera riscaldante nei particolari... è il primo caso che mi è venuto in mente... una beta... prometto di impegnarmi per trovare situazioni meno hard(ite) e che rendano giustizia all'interessante idea iniziale xD
Maxlì sempre più nel tunnel della perversione. Io avrei pensato a un intervento da lontano tramite un phon gigante, tipo quello della principessa Vespa in Balle Spaziali.
RispondiEliminaAnche uno Gnomo nelle vesti di un San Bernardo con la botticella sulle spalle che le rifornisce di grappa appena l'utente si distrae: questo spiegherebbe anche il comportamento vacuo e bizzarro di alcune di loro che presumibilemnte reggono poco l'acool (presente Rikku?)
RispondiEliminaMa sai che Rikku, a vederla solo in poster e cosplay, la facevo molto più pheega?
RispondiEliminaMa vogliamo parlare di questo gnomo responsabile dei movimenti tellurici assolutamente impossibili per la fisica di certe masse sferoidali presenti in Dead or Alive e gli ultimi Soul Calibur? :O