sabato 15 marzo 2008

Peter Coffin's Spouter Inn [The Gambler]


Entro e mi guardo intorno. Il locale è immerso in una bolla di fumo verdastro. Le tenui luci delle lampade ad olio fanno di ogni tavolino una seduta spiritica fra fuochi fatui. Brusio da bettola in riva al molo. Gente acciaccata: guerci, pastrani zuppi d’acqua, molti sigari, barbe malfatte. Ho bisogno di qualcosa di forte, mi dirigo verso il banco, un tavolaccio di legno levigato dal passaggio dei boccali di birra. No, niente birra, uno scotch andrà bene. Il proprietario è sulla sessantina, un cespuglio di baffi erompe da sotto il suo naso a compensare la chiorba levigata almeno quanto il tavolo, e rubizza.

Questa roba almeno non l’ha annacquata, mi dico.
A che locale siamo questa notte, al terzo, quarto? Ovunque le stesse facce distrutte. Rottami di umanità allo sbando. Qua dentro, mi dico, ci devono almeno essere due o tre commodori in pensione. Riconosco il ghirigoro arancione tatuato sull’avambraccio di un uomo malfermo: di questi giorni, ovunque vai trovi dei reduci.
Mi ricordo la prima volta che misi piede in un postaccio del genere. Una bolgia terribile, avanzi di galera che palpeggiavano le “ragazze” del locale (occupazione di rango leggermente inferiore a quello della prostituta da marciapiede, credo). Un boccale di peltro mi solleticò l’orecchio sinistro e infranse la finestra alle mie spalle. Soffiò un refolo d’aria, l’unico contatto con l’ossigeno che l’affezionata clientela doveva aver avuto in settimane. A quanto ne sapevo, il cuoco non chiudeva mai. Qualcuno si era issato sull’ancora facente le veci di lampadario e dondolandosi declamava versi sconnessi. Il tutto aveva un aspetto di allegro squallore. Il bastardino pezzato accucciato sotto la tenda era l’interlocutore più serio che si potesse trovare lì dentro. Servivano solo grog. L’insegna diceva “SCUMM Bar”.
Ma tutto questo era prima di quel casino che successe con mio fratello.
Sotto la guerra di quella sbobba non se ne trovava più in giro. Il grasso da motore e la soda caustica erano troppo usati nella manutenzione dei wanzer. Come truppe speciali avremmo avuto diritto a un trattamento speciale, in realtà nessuno dei barman in tutta Huffman poteva vantare un bourbon decente. Sono contento che la guerra civile sia finita anche solo per questo motivo. Non bevevo un bourbon degno di questo nome dal 1979. Mi chiedo come se la passi il vecchio Louie DeNonno, non me l’ha mai voluto dire dove la prendeva quella roba.
Devo andarci piano, sono già al terzo bicchiere. Stimola i ricordi, e sono questi quelli che danno dipendenza. Specialmente quelli dolorosi. Se la Chere non mi avesse tirato fuori da quel buco in Kohlingen, sarei ancora là ad ubriacarmi da mattina a sera. Poi lei si è sposata. E io a maledire di aver smesso. Se ripenso a lei già al terzo significa che è roba forte.
L’astinenza non dura mai molto. Una volta a Parigi entrai in un bistrot. Mi ero ripromesso solo un caffé. Mi stavo giusto rifacendo gli occhi sulla cameriera, quando un terrorista fece saltare in aria il locale. Ho sempre pensato che ci avrei lasciato le penne in uno di questi locali, ma non in quel modo. Rimasi miracolosamente illeso, ma mi ci volle un’intera bottiglia di brandy per far passare la strizza. Dannati templari.
Della cara vecchia Europa ne avevo le tasche piene – decisi che un cambio d’aria era quel che ci voleva. Dopo l’incidente a Chernoton finii col rimediare uno scherzo di lavoro a Neo Kobe. Anche lì c’era un localino niente male, l’Outer Heaven. Le spogliarelliste ci davano dentro. In giro a poco ricominciai.
Il frastuono mi distoglie dalla nebbia dei miei pensieri. Al tavolino presso l’entrata è iniziata una zuffa. I Confratelli dell’Aureola se la pigliano coi seguaci di Mezzavita o una cosa così. Mi sa che mi ero sbagliato, non c’è verso di farsi un bicchierino in pace qui. Tiro fuori la cipolla dalla tasca: già le due di notte. Forse quel tizio col sax mi ha fregato, non ha intenzione di farsi vedere.
Faccio per tirar fuori una moneta, ma il peperone baffuto mi trattiene la mano. “Oh, non si preoccupi, hanno già pagato per lei.”
-“Scusi?”
-“all’inizio non l’avevo riconosciuta, ma lei dev’essere quel Peepwood.”
-“Gabbiani”
-“Come vuole, Mister Thriftweed. I suoi amici la aspettano sul retro.”

Mi conduce a una porticina dietro il banco. Una scricchiolante scaletta a chiocciola porta all’ammezzato. Qui l’atmosfera è diversa. I divani in velluto, il tavolo da gioco, il biliardo nell’angolo… Tutto ha vago sapore vittoriano con accenti di liberty. I gentlemen fumano pipe di schiuma. Pian piano li riconosco. Non saprei dire i loro nomi, ma è immediatamente chiaro che ci siamo incrociati più volte. Al Whitecap certo, all’Outer Heaven, alla taverna di Mos Eisley… Diamine, non sono tipi da Coffee Bean ma non mi sorprenderei che qualcuno bazzicasse persino lo SCUMM.
Mi trovo un tavolo e mi siedo. Di scimmie e metronomi, fortunatamente neanche l’ombra. Dopotutto, qui non si deve star male.

4 commenti:

  1. Chissà cosa sarebbe successo se i videogiochi fossero stati presenti durante gli anni venti, quelli del proibizionismo; momenti simili vissuti dentro degli “speak-easy” digitali (pur piazzati in scenari cronologicamente distanti) forse non sarebbero stati possibili senza una scia di polemiche, magari sarebbero stati considerati alla stregua di provocazioni 18+ (21+) dove “osare” azioni ambigue\illegali alla San Andreas xD.

    Che storia... tutta, quella dei videoluoghi, quella "dei ricordi che generano dipendenza" (ah, che gran verità ^^), di un fine giornata in cui leggi un bel pezzo come questo, mentre simbolicamente (ma neanche tanto, asd) mandi giù una bella heineken ghiacciata ^^

    Sia lode alle taverne a prescindere dal tipo di prodotto che offrono per spiccare il volo al di là del reale xD

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  2. Beh, un racconto più in stile taverna non si poteva chiedere ^_^
    Peccato che la grafica del blog non sia poi tanto in linea con il tema.

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  3. Pensando ad una immagine d'accompagnamento, mi verrebbe in mente la copertina de "Il bar sotto il mare" di Stefano Benni, modificata fotomontando i personaggi videoludici relativi alle varie citazioni.

    @maxlee
    A proposito di bourbon e di deNonno, prova a recuperare Hotel Dusk su NDS ;)

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  4. Sì, niente male come immagine anche se a guardarli bene mi sa che non hanno neanche bisogno di essere photoshoppati, asd

    Riguardo H.D. ahi, da quel che ho letto è uno di quelli alQuanto discutibili, quindi perfetto ^^ Lo metto in lista.

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