by VicRattlehead
Ennesimo capitolo della serie musicale di Namco Bandai a
base di tamburi che è nata in sala giochi e ha poi visto ricevere conversioni
dalla PS2 in poi su pressoché ogni piattaforma esistente sia portatile che
fissa ad eccezione di quelle Microsoft (youdontsay.jpg); il gioco è giocabile
sia con il gamepad di PS4 che con l’apposito controller a forma di tamburello
che riproduce in piccolo i tamburi giganti con cui si gioca nelle controparti
originali da sala.
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| Una delle millemila postazioni da sala di Taiko No Tatsujin, per cui ringraziamo Taikotime.blogspot.it |
Ovviamente il sottoscritto al momento dell’acquisto ha
optato per il bundle gioco+tamburo e, essendo esaurito il bundle in formato Pal
Asia, ha dovuto optare per quello giapponese avendo comunque la conferma che il
gioco è “import friendly” visto che la lingua inglese è presente anche in
questa versione direttamente su disco (ho lanciato il gioco prima di
aggiornarlo apposta) e che quest’ultima verrà selezionata automaticamente dal
gioco come lingua standard al rilevamento di un sistema non giapponese.
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| Foto presa a caso da internet del bundle PS4 giapponese, l'unico modo per evitare watermark o immagini con sfondi bianchi delle pagine degli store come Play-Asia da cui ho importato il gioco |
Questo capitolo per PS4 si presenta con la bellezza di oltre
settanta brani, tra cui si distinguono brani J-Pop, sigle di cartoni, musica
classica, temi videoludici, brani ripescati da vecchi capitoli della serie e
altre stramberie assortite come una canzone di Hello Kitty o la PPAP di Piko
Taro.
A differenza di quanto avviene negli arcade qua non c’è una
difficoltà scalabile dinamicamente in base alla prestazione del giocatore ma ci
sono quattro livelli di difficoltà ben distinti sulla falsariga dei vari Guitar
Hero/Rock Band; a differenza di questi ultimi in questo Drum Session non si può
perdere ma perché il brano possa essere considerato come “superato” è comunque
necessario raggiungere una certa soglia di completamento –indicato da
un’apposita barra- che durante l’esecuzione può aumentare ma anche addirittura
diminuire in base non solo alle note suonate ma anche alla precisione con cui
vengono suonate (è addirittura possibile fallire un brano senza aver mancato
una singola nota a causa della scarsa accuratezza, per dire).
Per ogni brano c’è una cartella “bingo” con obiettivi da
raggiungere (una combo lunga almeno un tot, punteggi cumulativi tra più partite
di una certa soglia, l’esecuzione di una Full Combo, ecc..) completata la quale
se ne sblocca una di una difficoltà superiore; per ogni traguardo raggiunto si
riceve un timbro dei nove a disposizione e l’ottenimento di una fila da tre
timbri (un “bingo”, appunto) permette di ricevere un biglietto da spendere
nella lotteria del gioco. La lotteria è il mezzo con cui si sbloccano i
contenuti extra in-game (skin, motti, roba così) e ho avuto l’impressione che
non fosse una roba simil-F2P quanto qualcosa di pilotato –ovviamente non ne
sono certo, è solo una supposizione-.
Ad affiancare questi contenuti ci sono ovviamente gli
immancabili DLC ovviamente non disponibili negli store occidentali (o usate un
profilo giapponese o con il vostro principale ve li scordate) e l’altrettanto
immancabile multiplayer online.
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| L'interfaccia di gioco, qua in una partita in sessione con una delle special guest del gioco: Doraemon |
Purtroppo giocando sono emersi alcuni difetti, non molti ma
un po’ fastidiosi che mi ritrovo a dover segnalare: in primis il tamburello,
che non può essere fissato in alcun modo e giocando “scappa” in continuazione e
che è sì robusto ma di conseguenza richiede colpi forti perché vengano “letti”
dalla periferica –cosa scomoda quando si deve percuotere in rapidità per i
passaggi più veloci- ed in secundis non si può non rimarcare come l’interfaccia
e la struttura di gioco siano invecchiati rispetto ai progressi fatti dai
musicali occidentali come i già citati Guitar Hero e Rock Band: l’interfaccia
“piatta” lascia poco tempo di reazione alle chart di note –che richiedono un
minimo di “scomposizione” mentale delle sequenze di note per poter alternare
efficacemente le braccia- e la mancanza di una modalità pratica rende
inutilmente difficoltoso impararsi i brani; è possibile utilizzare variazioni
come l’hyperspeed ma vanno disattivati per l’ottenimento di parte di timbri e
dei trofei di PS4; non bastasse questo, l’interfaccia raggiunge i limiti dell’illeggibile
quando ai livelli di difficoltà più alti iniziano a sovrapporsi i pattern delle
note, facendo “uscire a schermo” sequenze di note che in realtà dovrebbero
venir suonate dopo che vengono invece “scavalcate” da sequenze di note più
veloci che vanno in realtà suonate prima che hanno il solo effetto di rendere
la lettura dello schermo inutilmente più complicata e generare così una
difficoltà “artificiosa”. La voglia di impegnarsi rischia così di venire presto
a meno e viene anche definitivamente uccisa del tutto quando ci si accorge che
il gioco non ha di classifiche online, lasciando così l’unico lumicino di
voglia di migliorarsi relegata al voler scontrarsi in multiplayer, dove gli
sviluppatori hanno avuto la pensata di integrare un sistema asincrono basato
sui ghost dei giocatori che rende possibile sfidarsi in praticamente qualunque
momento. In tal senso è anche positiva l’implementazione di eventi periodici
durante i quali con gli scontri multiplayer si possono sbloccare cose extra
come costumi, motti o altro.
L’ultimo paragrafo va dedicato alla tracklist, che uno dei
fattori principali su cui decidere se prendere il gioco oppure no: questa è sì
ampia ma anche estremamente di
nicchia perché pensata per il pubblico giapponese e sicuramente per il coinvolgimento
del giocatore nell’esperienza fa tantissimo l’essere addentro alla cultura nerd
e a quella otaku: nei brani J-Pop ci sono una ventina di pezzi ma i più famosi
sono comunque roba di nicchia come Babymetal e X-Japan, nei videogiochi potete trovare un comunissimo Tema di
Ryu di SF5 ma anche un probabilmente meno noto medley di musiche di Tales of
Berseria (che è sempre di Namco) fino a raggiungere la deriva dei titoli del
Touhou Project -che tra partentesi, ho intenzione di riprendere in futuro- e
anche tra le sigle di cartoni ci sono cose più famose come la sigla di apertura
di Evangelion e altre più di nicchia come la sigla di Totoro o sigle
giapponesi che noi non siamo abituati a sentire perché sostituite da quelle
italiane (penso ad esempio a quella di One Piece). Il più grande disappunto per
me paradossalmente è arrivato dai brani originali della serie (che tra l’altro
sono anche la sezione più ampia dell’offerta) che sono spesso brani dalla
scarsa musicalità assemblati con cambi di tempo a profusione unicamente per
mandare fuori tempo il giocatore e innalzargli il livello di difficoltà, frutto
di un modo di concepire i videogiochi ormai obsoleto; i brani di musica
classica, al contrario sono quelli che mi sono piaciuti di più, sono proprio
divertenti da suonare.. peccato ce ne siano pochi.
Conclusione: ho tuttosommato goduto del tempo speso sul
gioco ma non lo consiglio tanto a cuor leggero perché si rivolge ad un’utenza abbastanza
precisa e decisamente di nicchia e potrebbe non essere alla portata di tutti,
specialmente considerando, come già detto, che certi aspetti del gioco sono
ormai vecchi; può però diventare interessante nell’ottica dell’essere il primo
approccio alla serie visto che nonostante l’import il titolo si gioca in
inglese e ci sono tanti brani con una buona varietà.




Grazie per il resoconto dettagliato. Mi sa che molti difetti che hai riportato mi sarebbero pesati anche più che a te. Magari un giorno lo recupererò, magari in digitale senza hardware. Per ora continuo a divertirmi con le vecchie versioni con cui ho ancora parecchio da fare :sisi: Dolore soprattutto per i dlc da recuperare a parte, spesso raddoppiano o quadruplicano l'offerta come mi ha insegnato importare il penultimo idolmaster che praticamente senza è tipo una copia demo .(
RispondiEliminaL'invecchiamento della struttura di gioco è qualcosa che avevo già ravvisato in altre sedi (tipo quando avevo giocato a Deemo), sono proprio un riflesso di come i giapponesi continuino a guardare ciecamente nella propria direzione non accorgendosi che il resto del mondo nel frattempo è andato in un'altra direzione.
EliminaL'esperienza finale rimane comunque gradevole ma estremamente di nicchia.