by VicRattlehead
È stata un'esperienza lunga quella passata in compagnia di The Crew, non mi
ci sono dedicato a fondo come il gioco avrebbe chiesto che facessi ma ci ho
speso comunque sopra una cinquantina di ore di gioco; paradossalmente
nonostante l'ammontare del tempo speso il parere non è dei più entusiastici e a
posteriori non lo consiglierei tanto alla leggera, nonostante non abbia
problemi a dire che comunque non l'ho trovato un brutto gioco.
Andiamo con ordine.
Il racing open world di Ubisoft si presenta con un comparto tecnico discreto
ma non eccezionale ma questo è ampiamente giustificato portata scriteriatamente
vasta del mondo di gioco che ripropone in formato ridotto gli Stati Uniti nella
sua interezza, tanto che per guidare una costa all'altra ci vogliono per lo
meno una quarantina di minuti.
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| Un dettaglio di Detroit, la città di partenza.. |
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| ed uno zoom out completo, per dare l'idea di QUANTO è grande il mondo di gioco |
L’esplorazione è veicolata da una campagna in single player la cui trama è
al livello “sceneggiatura di Fast & Furious” su cui preferisco non
dilungarmi troppo: c’è un protagonista con la corsa nel sangue, un fratello parte
di una gang che viene ucciso sotto i suoi occhi e la conseguente infiltrazione
e scalata della gang stessa per raggiungere il pesce grosso che ha commesso il
fattaccio.
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| Signore e signori, Alex Taylor, asso del volante che si infiiltra in una gang per farsi giustizia da solo.. ovvero il protagonista meno credibile nella storia dei videogiochi. |
Si sceglie un mezzo tra quelli iniziali e si comincia a giocare; come è
lecito aspettarsi da un racing open world, anche qui ci sono punti di interesse
da visitare, rottami da trovare per sbloccare auto segrete, incontri con altri
giocatori e ovviamente tante, tante attività secondarie, generalmente suddivise
in categorie.. però non ci vuole molto a rendersi conto che qualcosa non
quadra: le macchine non sono poi così tante e, soprattutto, costano
scriteriatamente care –soprattutto in proporzione ai non propri lauti guadagni
generati dalle prove di abilità-, venendo così ad uccidere uno dei principali piaceri
di una tipologia simile di giochi, ovvero quello di “farsi il garage”: questo è
dovuto al modo in cui il gioco è stato pensato, ovvero che più che un racing
open world il gioco è strutturato come un MMO con le macchine: si sceglie una
macchina e, esattamente come si fa con il proprio profilo giocatore, la si
livella esattamente come l’eroe di un MMO facendo un quantitativo enorme di
-brevi- prove di abilità alla fine delle quali viene letteralmente droppato un
pezzo di elaborazione in maniera analoga al loot di un MMO di qualità migliore
a seconda del livello giocatore raggiunto e perfino il suo montaggio avverrà in
maniera automatica senza neanche passare dal garage; perfino le Crew che danno
il nome al gioco non sono associazioni di giocatori sullo stile di Driveclub come
sarebbe stato lecito pensare ma dei semplici raggruppamenti di giocatori
effettuati all’interno della sessione di gioco con cui fare insieme delle
missioni, allo stesso modo in cui negli MMO ci si organizza per fare i raid; ciliegina
sulla torta, il tutto passa dai menù di gioco, non è nemmeno possibile sfidare
o interagire con un giocatore in maniera diretta quando lo si incontra girando
per il mondo di gioco, cosa che Test Drive Unlimited faceva senza problemi una diecina
anni fa.
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| esempio di drop del potenziamento/elaborazione per la macchina |
Il risultato è che ben presto si deciderà di farla breve e concludere la
storia principale per chiudere l’esperienza di gioco, dato che il quantitativo
abnorme di cose fattibili diventa agli occhi del giocatore l’equivalente delle
attività per il post-endgame (esatto, come in un MMO) per ottenere ricambi migliori
(loot), livellare altre macchine (eroi) il proprio profilo (azzarderei che il
level cap sia stato aumentato da 50 a 60 con una delle espansioni, peraltro) od
organizzare altre sessioni multi (raid). Tra l’altro l’affrontare le missioni
della storia in multiplayer è anche maledettamente scomodo perché logicamente queste
si sbloccano un po’ per volta con il prosequio della storia e quando si viene
invitati a partecipare da altri giocatori o ci si ritrova o a rifare missioni
già fatte perché non c’è alcun filtro per escluderle o ad essere
impossibilitati a parteciparvi perché la missione selezionata dall’altro
giocatore non la si è ancora sbloccata.
Lo stile di guida è chiaramente arcade e prevede praticamente solo macchine
peraltro con non troppa varietà di mezzi, dando così un po’ poca varietà alle
sfide; nonostante siano passati ormai un paio d’anni dal rilascio, inoltre, il
gioco possiede ancora bug e problemi di connessioni ai server che non sono
gravi ma ritrovarseli tra i piedi dopo tutto questo tempo quando erano già
segnalati nelle recensioni dell’epoca dà sinceramente un po’ fastidio.
Tra le note positive, invece, si segnalano le due espansioni Wild Run e
Calling All Units: la prima aggiunge la possibilità di effettuare degli eventi
con diverse modalità di gioco sulla falsariga dei Festival di Forza Horizon (ed
in questo caso sono state pure introdotti due nuove categorie di veicolo, ovvero
le motociclette ed i big foot), mentre nella seconda sono stati aggiunti gli inseguimenti con
la polizia in stile NFS Hot Pursuit con power-up utilizzabili solo in quei
contesti e con la possibilità di correre anche nei panni della polizia tramite
l’utilizzo di un nuovo personaggio per cui è stata costruita addirittura una
mini-campagna single player apposita.
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| Wild Run: tra le aggiunte ci sono gli stunt con i big foot |
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| Calling All Unit: inseguimenti con la polizia, a schermo si possono notare le abilità a disposizione del giocatore con indicati anche i relativi tempi di cooldown |
In conclusione: il mondo di gioco è vasto, le cose da fare sono molte ma il
gioco ha una struttura per cui è altamente improbabile che si rimanga coinvolti
a lungo e penso sia il motivo per cui Ubisoft abbia deciso di abbandonare la
strada delle espansioni puntando alla pubblicazione di un seguito vero e
proprio previsto peraltro per i prossimi mesi; quest’ultimo dovrebbe limare un
po’ di asperità di questo capitolo –in primis la presenza di diverse tipologie
di mezzi, per variare un po’ la formula- anche perché al contrario questa (ormai)
serie rischia seriamente di sparire nelle nebbie del tempo.
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