venerdì 12 gennaio 2018

The Crew

by VicRattlehead


È stata un'esperienza lunga quella passata in compagnia di The Crew, non mi ci sono dedicato a fondo come il gioco avrebbe chiesto che facessi ma ci ho speso comunque sopra una cinquantina di ore di gioco; paradossalmente nonostante l'ammontare del tempo speso il parere non è dei più entusiastici e a posteriori non lo consiglierei tanto alla leggera, nonostante non abbia problemi a dire che comunque non l'ho trovato un brutto gioco.

Andiamo con ordine.

Il  racing open world di Ubisoft si presenta con un comparto tecnico discreto ma non eccezionale ma questo è ampiamente giustificato portata scriteriatamente vasta del mondo di gioco che ripropone in formato ridotto gli Stati Uniti nella sua interezza, tanto che per guidare una costa all'altra ci vogliono per lo meno una quarantina di minuti.

Un dettaglio di Detroit, la città di partenza..
ed uno zoom out completo, per dare l'idea di QUANTO è grande il mondo di gioco
L’esplorazione è veicolata da una campagna in single player la cui trama è al livello “sceneggiatura di Fast & Furious” su cui preferisco non dilungarmi troppo: c’è un protagonista con la corsa nel sangue, un fratello parte di una gang che viene ucciso sotto i suoi occhi e la conseguente infiltrazione e scalata della gang stessa per raggiungere il pesce grosso che ha commesso il fattaccio.

Signore e signori, Alex Taylor, asso del volante che si infiiltra in una gang per farsi giustizia da solo.. ovvero il protagonista meno credibile nella storia dei videogiochi.
Si sceglie un mezzo tra quelli iniziali e si comincia a giocare; come è lecito aspettarsi da un racing open world, anche qui ci sono punti di interesse da visitare, rottami da trovare per sbloccare auto segrete, incontri con altri giocatori e ovviamente tante, tante attività secondarie, generalmente suddivise in categorie.. però non ci vuole molto a rendersi conto che qualcosa non quadra: le macchine non sono poi così tante e, soprattutto, costano scriteriatamente care –soprattutto in proporzione ai non propri lauti guadagni generati dalle prove di abilità-, venendo così ad uccidere uno dei principali piaceri di una tipologia simile di giochi, ovvero quello di “farsi il garage”: questo è dovuto al modo in cui il gioco è stato pensato, ovvero che più che un racing open world il gioco è strutturato come un MMO con le macchine: si sceglie una macchina e, esattamente come si fa con il proprio profilo giocatore, la si livella esattamente come l’eroe di un MMO facendo un quantitativo enorme di -brevi- prove di abilità alla fine delle quali viene letteralmente droppato un pezzo di elaborazione in maniera analoga al loot di un MMO di qualità migliore a seconda del livello giocatore raggiunto e perfino il suo montaggio avverrà in maniera automatica senza neanche passare dal garage; perfino le Crew che danno il nome al gioco non sono associazioni di giocatori sullo stile di Driveclub come sarebbe stato lecito pensare ma dei semplici raggruppamenti di giocatori effettuati all’interno della sessione di gioco con cui fare insieme delle missioni, allo stesso modo in cui negli MMO ci si organizza per fare i raid; ciliegina sulla torta, il tutto passa dai menù di gioco, non è nemmeno possibile sfidare o interagire con un giocatore in maniera diretta quando lo si incontra girando per il mondo di gioco, cosa che Test Drive Unlimited faceva senza problemi una diecina anni fa.

esempio di drop del potenziamento/elaborazione per la macchina
Il risultato è che ben presto si deciderà di farla breve e concludere la storia principale per chiudere l’esperienza di gioco, dato che il quantitativo abnorme di cose fattibili diventa agli occhi del giocatore l’equivalente delle attività per il post-endgame (esatto, come in un MMO) per ottenere ricambi migliori (loot), livellare altre macchine (eroi) il proprio profilo (azzarderei che il level cap sia stato aumentato da 50 a 60 con una delle espansioni, peraltro) od organizzare altre sessioni multi (raid). Tra l’altro l’affrontare le missioni della storia in multiplayer è anche maledettamente scomodo perché logicamente queste si sbloccano un po’ per volta con il prosequio della storia e quando si viene invitati a partecipare da altri giocatori o ci si ritrova o a rifare missioni già fatte perché non c’è alcun filtro per escluderle o ad essere impossibilitati a parteciparvi perché la missione selezionata dall’altro giocatore non la si è ancora sbloccata.

Lo stile di guida è chiaramente arcade e prevede praticamente solo macchine peraltro con non troppa varietà di mezzi, dando così un po’ poca varietà alle sfide; nonostante siano passati ormai un paio d’anni dal rilascio, inoltre, il gioco possiede ancora bug e problemi di connessioni ai server che non sono gravi ma ritrovarseli tra i piedi dopo tutto questo tempo quando erano già segnalati nelle recensioni dell’epoca dà sinceramente un po’ fastidio.

Tra le note positive, invece, si segnalano le due espansioni Wild Run e Calling All Units: la prima aggiunge la possibilità di effettuare degli eventi con diverse modalità di gioco sulla falsariga dei Festival di Forza Horizon (ed in questo caso sono state pure introdotti due nuove categorie di veicolo, ovvero le motociclette ed i big foot), mentre nella seconda sono stati aggiunti gli inseguimenti con la polizia in stile NFS Hot Pursuit con power-up utilizzabili solo in quei contesti e con la possibilità di correre anche nei panni della polizia tramite l’utilizzo di un nuovo personaggio per cui è stata costruita addirittura una mini-campagna single player apposita.

Wild Run: tra le aggiunte ci sono gli stunt con i big foot
Calling All Unit: inseguimenti con la polizia, a schermo si possono notare le abilità a disposizione del giocatore con indicati anche i relativi tempi di cooldown
In conclusione: il mondo di gioco è vasto, le cose da fare sono molte ma il gioco ha una struttura per cui è altamente improbabile che si rimanga coinvolti a lungo e penso sia il motivo per cui Ubisoft abbia deciso di abbandonare la strada delle espansioni puntando alla pubblicazione di un seguito vero e proprio previsto peraltro per i prossimi mesi; quest’ultimo dovrebbe limare un po’ di asperità di questo capitolo –in primis la presenza di diverse tipologie di mezzi, per variare un po’ la formula- anche perché al contrario questa (ormai) serie rischia seriamente di sparire nelle nebbie del tempo.


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