Il primo DLC sevizia chirurgicamente The Evil Within amputandogli senza tanti complimenti l'intero cuore action\shooter, gli elementi survival, il level design e le trappole ambientali. Se proprio dovessimo accostarlo ad una porzione del gioco originale, dalla natura piuttosto variegata e composita, staremmo dalle parti della fase introduttiva, quei venti minuti con mera funzione di prologo in cui ancora non si disponeva della gran parte degli strumenti
di gameplay.
Lo stealth obbligatorio e disarmato, da succinta e ben definita parentesi dal sapore citazionistico di certe attuali mode dell'horror videoludico, in questo caso diventa l'unica, sporadica componente, con dinamiche
approssimative e qualche mezza trovata mal finalizzata che ci si può
ritrovare a bypassare senza nemmeno darsene conto.
Brutti
i nemici pseudo-luminescenti con status di allerta incorporato, antiestetica e macchinosa
l'interfaccia della copertura, lineare e generico l'avanzamento da un'interazione
contestuale all'altra, sottotono la direzione artistica.
Non era il caso di dedicare specificatamente questi capitoli extra allo sviluppo di
dettagli narrativi superflui; la trama originale, le cui lacune ben si prestavano a completarsi nelle supposizioni del giocatore, era già comunque sufficiente a rendere il quadro della situazione, in
maniera funzionale ad un'esperienza che poneva il focus sul gameplay.

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