martedì 17 febbraio 2009

The OneUps Volume 2


Anthony Lofton al sassofono e alla tastiera; Tim Yarbrough alla chitarra solista; Greg Kennedy al violino; William Reyes alla chitarra ritmica, Jared Dunn alla batteria; e infine Mustin, bassista e producer del gruppo. Questa l’attuale formazione dei “The OneUps”, una band di Fayetteville, Arkansas che si dedica ad arrangiamenti e cover in stile jazz della musica preferita da tutti i tavernicoli: la videogame music.
Gli OneUps non mi erano del tutto ignoti – il loro primo album, “Time & Space - A Tribute to Yasunori Mitsuda” aveva suscitato un certo interesse anche sulla stampa italiana, se non erro. Avevo letto recensioni positive anche del secondo album, “The Very Best of Sega”, ma è solo di recente grazie a YouTube che ho potuto farmi un’idea della sonorità del tutto particolare di questa band. Per chi come me ha un debole per il jazz (anche nelle sue degenerazioni fusion), scoprire le performance live di questi sei ragazzi dell’Arkansas è stato come un fulmine a ciel sereno. Ho quindi recuperato online The OneUps – Volume 2, il loro lavoro più recente, che è anche il primo doppio album della band.
Dico subito che questa vuol essere una segnalazione, un caloroso invito ad ascoltare la band, e non una recensione vera e propria, semplicemente perché la mia cultura in materia di musica risiede malconcia sotto le suole delle mie scarpe. Ad ogni modo di arrangiamenti e di remix ne ho sentiti parecchi, e devo dire che quello che esalta nella produzione degli OneUps è proprio la performance live e l’uso di strumenti reali, invece dell’abusato sintetizzatore.
Anche la varietà delle fonti gioca indubbiamente a favore di Volume 2: da Koji Kondo a “Hip” Tanaka, da Yuukichan's Papa a Masato Nakamura, da Kenji Yamamoto a Hiroki Kikuta, da Kazumi Totaka a Bun Bun… Siamo di fronte a una selezione davvero classica, che spazia dai padri della videogame music ai più interessanti esponenti del periodo “sedici bit”, senza dimenticare gli immancabili Uematsu e Mitsuda. E’ una selezione molto statunitense, ovviamente – se i vostri idoli si chiamano Huelsbeck, Galway o Hubbard dovrete rivolgervi altrove. Chiunque abbia avuto una qualche dimestichezza con NES, SNES e Megadrive può star sicuro di che almeno un paio di pezzi faranno riaffiorare alla memoria i dolci ricordi del passato.
Nella migliore tradizione del jazz, i motivi principali sono spesso solo uno spunto di partenza che lascia spazio a una coda di improvvisazioni spesso soprendenti. Altri brani sono arrangiati in modo tale da stravolgere o mascherare il motivo originale: mi ci è voluto un po’ per riconoscere il tema di Brinstar, uno dei pezzi più singolari dell’album.
Alcuni dei pezzi presenti nell’album sono arcinoti: si va dai temi principali di Chrono Trigger e Final Fantasy VI, le classiche Vega e Sagat di Alph Lyla, la Green Hill Zone, Air Man, Korobeiniki. Poi ci sono i pezzi tratti sempre da giochi famosissimi ma che non ci aspetteremmo: bastano le note iniziali di “Into the Thick of It” e subito ci si ricorda di quanto grande fosse Secret of Mana. Ugualmente interessanti sono le scelte riguardanti Zelda, anche perché il tema principale era già presente nel precedente CD del gruppo. E per finire non si può non lodare la scelta geniale di arrangiare due pezzi assolutamente minimalisti: la intro di Mario Paint e il tema del Mii Channel. Difetti? Davvero pochi, l’unico rammarico che ho è che non abbiano inserito la fantastica Donut Lifts di Yoshi’s Island, ma posso sempre sperare nel terzo volume…

-The OneUps, il sito ufficiale, con lo store e il forum dove scaricare diversi pezzi gratuitamente
-la band su Myspace
-la band su Facebook
-la band su YouTube

1 commento:

  1. Dunque, dopo un ascolto approfondito per quanto le risorse del web rendano possibile, dico la mia di jazzer de noartri. Mi sento di puntualizzare che recuperare materiale di qualità senza sganciare i dindi è decisamente difficile: le registrazioni su youtube sono per la maggior parte pessime e i demo sul sito ufficiale/myspace sono troppo brevi per farsi un'idea delle costruzioni melodice che possono mettere in piedi. Per una band che punta sulle sonorità jazz, ci si aspetterebbe più attenzione riguardo questi aspetti della propria promozione.
    Detto questo, il buon Gambler ha già puntualizzato come l'idea di arrangiamenti strumentali e per di più includendo strumenti "caldi" come il sax e il violino è sicuramente vincente, tant'è che ce l'ho in testa pure io da un po'. I The OneUps dimostrano sicuramente gusto e orecchio negli arrangiamenti, che vanno dal buon al brillante a seconda dei pezzi.
    Purtroppo, non mi sento di essere altrettanto positivo riguardo alla parte più "jazz" del progetto, ovvero i soli: se nei rifacimenti dei temi originali questi ragazzi denotano una capacità di essere originali, negli assoli tirano il freno riducendo il giro di accordi e limitandosi a passaggi molto semplici dal punto di vista tecnico: di fatto, il groove decolla davvero solo in pezzi come Zozo che sono per loro natura in tonalità più jazzistiche (la succitata Zozo mi pare che sia proprio su una scala "real jazz").
    In realtà, credo sia una scelta almeno in parte voluta: considerando il pubblico di riferimento probabilmente poco avvezzo all'hard bop e alla fusion, e vedendo probabilmente il rock troppo inflazionato (rimanendo sempre circoscritti all'ambito delle cover da videogiochi), si è scelto di puntare su uno smooth jazz sicuramente piacevole e più approcciabile per i "non iniziati", che però è un po' terra di nessuno.
    In sostanza, gli errori in fase di promozione e la poca tecnica dei brani mi fa pensare che questa band abbia bisogno di maturare ancora un po': le capacità ci sono però, perchè come già detto alcuni arrangiamenti sono davvero brillanti: per il futuro però, se non si vuole intraprendere la strada del jazz "vero", mi auguro un po' più di pepe rock, senza aver paura di perdere in originalità che è comunque garantita dall'uso esteso di legni.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.