venerdì 31 ottobre 2008

Stand By Me

La casa della paura contiene delle stanze con un soffitto molto basso

Quarta copertina: trama
Provincia italiana del secolo scorso, quella raccontata da Pezzali e Ligabue dove tutto il mondo è Paese e tutti i paesi fanno provincia. Estate calda, primo pomeriggio. Strade deserte e asfalto rovente. Cicale che fanno da colonna sonora allo scazzo di due adolescenti prigionieri nella campagna del circondario perché senza miscela sufficente a raggiungere il mare con un cinquantino truccato che ingolla carburante al pari di una Ferrari Testarossa.

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x.x perché non andiamo alla grotta di ***
+.+ hanno sistemato la catena del cancello, ora non si può più allargare e non si entra
x.x c’è un altro ingresso, un buco che ho trovato da poco
+.+ …boh e poi cosa ci andiamo a fare?
x.x prendiamo un pippistrello e lunedì lo liberiamo in classe... sai che casino ahahhah... dai sali!
In sella al ciclomotore in viaggio per delle strade sterrate dove la polvere s’incolla ai corpi sudati e carichi di eccitazione per un “ignoto” oscuro per definizione.
x.x Vedi – indicando la scarpata - dobbiamo scendere fino a quella sporgenza
+.+ Cazzo… mi sembra troppo lontano, saranno sette metri minimo
x.x Nessuna risposta: inizia la discesa. Mano – piede - mano, di sporgenza in sporgenza fino alla piattaforma osservata dall'alto
+.+ Almeno hai portato la pila?
La debole luce giallastra illumina uno spazio angusto all’interno della roccia, una sorta di piccolo anfratto che risale verso l’alto perdendosi al di là del cono luminoso.
x.x da qui non si vede, ma sono sicuro che arriva fin dentro la grotta
+.+ Sembra molto stretto…
Iniziano a strisciare all’interno. Chini, poi in ginocchio, passo del leopardo. Un metro abbondante in cui muoversi. Ottanta centimetri. Sessanta: ventre e schiena iniziano a strusciare pesantemente nelle pareti del cunicolo. Inspirazione, espirazione, la difficoltà aumenta. Primi accenni di una claustrofobia di cui s’ignora il significato e l’esistenza, nonostante si avverta in tutta la sua devastante portata. Inspirazione, espirazione, altro piccolo – simbolico - passo in avanti. S’intravede l’uscita che si apre proprio all’interno della grotta. Inspirazione, espirazione, inspirazione, espirazione, inspirazione, espirazione… stop.
x.x non riesce a proseguire è bloccato. Strattone in avanti e indietro. Niente, nessun effetto. È certamente incastrato. Il sudore che cola copioso a causa dell’alta temperatura ambientale e dello spazio angusto, improvvisamente si trasforma in un liquido eccessivamente refrigerante capace d’incrementare a dismisura i brividi di panico che rizzando la pelle di braccia e nuca. Venti metri all’interno di un buco nella roccia, una fessura obliqua che immobilizza un corpo umano: sepolti vivi.


Pausa ll
Niente marines, niente mondi medioevali con i suoi draghi&cavalieri, niente demoni. O almeno niente di “dannato” che abbia un volto e uno scopo che sia intenzionato in modo consapevole a compiere delle malvagità nei confronti dei due malcapitati. C’è solo la pericolosa realtà, la fisicità di una massa e uno spazio troppo angusto perché possa digerirla: in pratica un ambiente semplicemente ostile.
Si può cercare la paura nella realtà? Nella semplice vulnerabilità? Nella debolezza umana figlia dell”ignoranza” che alimenta in modo pressoché infinito l’intelletto invitato a risolvere le situazioni? Si dice che il bisogno aguzzi l’ingegno: ma è la forma che cerca il modo per far scoppiare le viscere di un mostro con spire e fauci a riuscire ad innescarla per davvero? Che regala quel sospiro di sollievo e allo stesso tempo gratifica l’animo per la soluzione cercata, trovata e raggiunta che insomma salva le chiappe da un pericolo banalmente reale? (...) [Leggi Versione Completa]

3 commenti:

  1. Bellissimo, sapevo che avresti colto lo spirito della rubrica :D

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  2. I mondi alternativi domineranno ^^ Se solo avessi avuto la pazienza di lavorarci un po’ di più sarebbe venuto fuori meno “grezzo”; oh, è che a volte stai lì che lo trattieni, ma nisba per quanto ti sforzi riesce a scapparti via lo stesso asd. E poi purtroppo ci sono stati problemi di “localizzazione”: nella versione originale – sardo stretto – la maggior parte delle locuzioni rendevano per via del suono gutturale che dava enfasi\personalità alle situazioni (molto di ciò che fa quel tipo di ambiente è proprio il "suono"). Però come molti altri dialetti la forma è tipicamente orale con quella scritta che appare irriconoscibile agli stessi abitanti del luogo: perciò a meno di proporlo con un file audio... xD

    Andrebbe bene anche in siciliano, napoletano, lumbard… ma lol, a pensarci, immagini una localizzazione che ha come concetto base l’importazione - localizzazione di un prodotto videoludico in ciascun dialetto regionale? Cambierebbero aspetto i videogiochi che conosciamo? (bah ecco, sto nel periodo con il punto interrogativo incontinente ^^")

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  3. In effetti un Marcus Fenix che parla in milanese è un'immagine che mi dà da pensare.

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