lunedì 20 ottobre 2008

Posti da videogiochi

Con questo post intendo inaugurare una nuova rubrica, un'idea che ho in mente da tutta l'estate ma che solo ora trova l'esatta combinazione di tempo/ispirazione/alcol in corpo per essere messa giù in caratteri corpo 12 (NdKoji: nel frattempo da questa prima riga è passato un altro mese abbondante, e l'alcol mi sta lentamente lasciando, purtroppo).
Il titolo purtroppo è poco espressivo, trattasi di una libera interpretazione della locuzione “posto da favola”: per quanto lo spazio del gioco e lo spazio del racconto siano antropologicamente antitetici, essi condividono la natura di “spazio”, che è anche quella che la nostra percezione ci restituisce riguardo ciò che ci circonda: una serie complessa di stimoli che il nostro cervello ricostruisce come ambiente, regole, possibilità di movimento. E' in questa definizione che gioco e racconto arrivano a toccarsi, e addirittura a rompere il cerchio magico per permetterci di arricchire la nostra vita nell'empirico delle esperienze vissute nel fantastico. Un trip al limite della semantica che sono sicuro appassionerà i tavernicoli XD

Cosa intendo fare quindi? Esattamente come si dice “che posto da favola!”, indicare posti che per loro natura potrebbero essere “che posto da videogioco!”. Posti che possono condividere atmosfere con le fiabe, ma che si adattano a regole diverse: città invisibili più che castelli incantati, da esplorare e scoprire, dove l'ispirazione è quella di agire e non di stare a guardare: un campo da calcio, un'area dove giocare a nascondino, uno scoglio da cui tuffarsi, qualcosa che vive nei nostri ricordi oppure qualcosa di assolutamente nuovo per cui scatta il colpo di fulmine, qualcosa che è già stato fatto videogioco oppure no, qualsiasi cosa vi possa far dire “che posto da videogioco!”.

Posto da videogioco #1 – Nurburgring

Il Nurburgring Nordschleife, nominalmente, è un percorso stradale in cui correva la F1 prima che le gare su strada fossero vietate: attualmente è l'unico percorribile come una vera e propria pista di velocità, essendo legalmente una “strada a pedaggio, a senso unico e senza limiti di velocità”. Nei videogiochi, il primo a ricrearlo in un prodotto commerciale è stato GP Legends, ma la ribalta è arrivata con la sua introduzione in Gran Turismo 4; da notare che dopo questo boom di popolarità, le case automobilistiche hanno preso il vizio di dichiarare i tempi sul giro delle loro supercar al 'ring come fosse un dato equiparabile allo 0-100 e la velocità massima; è stato GT4 a dare l'avvio a tutto questo, o il simulatore Poliphony si è solo andato ad inserire in uno “spirito del tempo” che reclamava per il 'Ring la fama che merita?

Messe da parte le definizioni, andiamo a spiegare perchè ho scelto il Nurburgring come Posto Da Videogioco #1: è difficile spiegare cos'è il Nurburgring a chi non c'è stato. Se in voi c'è un minimo di interesse per le macchine guidate velocemente, il Nurburgring è la mecca da visitare almeno una volta nella vita.

Non è perchè nel parcheggio adiacente l'ingresso si vedono in mezza giornata più macchine sportive, moderne e d'epoca, di quante se ne possano vedere in una vita; né perchè si possono osservare le più disparate chimere motoristiche (nel mio caso, una bmw serie 3 E30 con infilato nel cofano un motore 12 cilindri da 450cv). E' l'atmosfera che si respira, la passione per l'automobile che è così concentrata da diventare una manona che ti spinge in pista, anche se sei arrivato con una Fiat Marea 1.2 station wagon.

Consiglio di fare il primo giro da passeggero con qualcuno che conosce il percorso. Il tempo di prendere velocità, affrontare qualche curva di riscaldamento, e si scopre perchè questo posto ha il nomignolo di “Inferno Verde”: uno scollinamento, una picchiata improvvisa, e proprio in mezzo, una curva a gomito. A camber negativo. E non è neanche la peggiore, almeno lì vai a 90 all'ora: in certi punti succede a 200 (o a 300, dipende da quanti cavalli ha la macchina). E almeno lì vedi la curva. Se poi fate come me, passeggero di un pilota di Rally su una Punto HGT... beh almeno ditegli di andare piano.

L'esperienza è assimilabile a un giro sulle montagne russe lungo 8 minuti. Ma il Nurburgring non si esaurisce in questo, è il prima e il dopo, il svegliarsi la mattina al latrato di una Porsche Turbo, il mangiare una bistecca in un ristorante decorato con pezzi di macchine onorevolmente persi sul campo di battaglia, spostarsi da un punto di osservazione all'altro, spettatori ma partecipi: nel caso qualcosa dovesse andare storto, si è chiamati a segnalare il problema sbandierando mani giacche e quant'altro, in assenza di commissari di percorso.

Ci si sente vulnerabili al 'Ring. Ma una volta tanto non c'è niente a impedirti di essere risucchiato e andare un po' oltre i limiti di sicurezza che il nostro cervello naturalmente sviluppa. Poco poco però, qui non c'è il restart.


3 commenti:

  1. perdonate la formattazione merdola, ma io proprio con l'editor di sto blog non mi ci raccapezzo .-.

    Perdonate anche la frase finale più banale della storia, ma all'alba di mezzanotte e dopo una gestazione di tre mesi non mi veniva niente di meglio XD

    RispondiElimina
  2. L’idea è “favolosa”: sarei tentato di accodarci subito il #02, ma come tu m’insegni con questo post le uscite migliori sono quelle ottenute dopo lunghe gestazioni... e poi ho finito il barilotto di heineken (anche se dalla pippa che segue sotto non si direbbe xD)

    Aggiungo due righi su come vedo il concetto dell'andare oltre di cui hai accennato nella frase finale (tanto per parlare: l'inno al volante che hai scritto meriterebbe silenzio e contemplazione ^^)

    Essenzialmente guidare presuppone nell’ordine: immedesimazione intesa come la capacità di prevedere l’effetto che avranno una serie di azioni nel contesto. Abilità nel riuscire a riprodurre ciò che si era preventivato. Capacità d’intervento “live” durante l’esecuzione al fine di limare la messa in opera della previsione.
    Quindi più che “andarci piano” bisogna andarci “il giusto”: non bisogna ignorare i segnali di pericolo, ma non è detto che questi impediscano di “andare al massimo” perché di fondo sono tarati in base alla consapevolezza che si ha del proprio grado d’immedesimazione, messa in opera e capacità di modificare in corsa la situazione. Insomma la prudenza in pista è essenziale, ma proprio perché tarata sulla reale consapevolezza delle proprie capacità che possono essere anche di alto livello. Il bello del limite non è superarlo perché c’è (ergo “… mo' mi butto oltre l’ostacolo che ci ho le palle e voglio sentire il brivido dell'ignoto”), ma farlo quando si è consapevoli di poterlo fare (che, di fatto, significa non oltrepassarlo).

    RispondiElimina
  3. Ahaha, sapevo che l'avresti apprezzata :D come ho detto valgono anche i colpi di fulmine, ma gestisci tu il tuo tempo di scrittura ^^ l'unica cosa, quando scriverai non accodare a questo post ma scrivine uno nuovo, ho inserito una tag apposta.

    Quello che dici sulla guida è giusto, il fatto è che la sicurezza al 'ring è veramente scarsa. L'ho omesso per ovvi motivi poetici, ma detto brutalmente al ring la gente muore. Il traffico è a senso unico ma aperto a tutti, quindi girano insieme macchine, moto e pulman di turisti (sic); le vie di fuga sono quelle di una qualsiasi strada, quindi praticamente nulle; i commissari di percorso ovviamente non coprono tutti i 30km del circuito, dove ci sono punti di osservazione il pubblico fa quel che può ma molte parti restano cieche; e per finire, se fai il botto a seconda del punto il cui ti trovi ci possono volere anche 15-20 minuti per essere raggiunto da un'ambulanza. Capisci che in queste condizioni andarci "il giusto" vorrebbe dire non superare mai i 100-120km/h, ma certe curve si fanno sul filo dei 200... insomma puoi arrivare a controllare il tuo mezzo al 100%, ma al contrario delle piste omologate, al 'ring non c'è il cuscinetto che ti salva dalla sfiga.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.