Ebbene sì, l'ideatore del primo Devil May Cry s'è messo in testa di dare una nuova spinta al genere di cui gli si può attribuire la paternità; noi a Kamiya vogliamo bene, visto che in effetti è bene che ci ha abituato fino ad ora, e ci crediamo nonostante il primo trailer con sezioni in-game mostrato al TGS ricordi molto da vicino, come impostazione complessiva, l'ultima avventura dantesca.Soffermandosi un po' di più sugli elementi fugacemente presentati, le originalità del progetto già cominciano a saltar fuori; in primis la protagonista, una demonessa a sua volta cacciatrice di demoni, una tipetta sopra le righe che ne mette in scena di tutti i colori, condendo la mattanza con frasi ad effetto. Ehm... se non altro la discontinuità è data dal sesso; l'eroina ne approffitterà per far sfoggio delle sue grazie, sculettando con un ancheggiare che viola le elementari leggi della biomeccanica e in generale ricordandosi di mantenere sempre a favore di camera il ben di dio di cui è stata zavorrata.
Prima che arrivino i soliti bigotti a dire che i videogiochi sono superficiali e sessisti, specifichiamo subito che oltre le gambe c'è di più; infatti, Bayonetta spara con i piedi, non nel senso di una mira difettosa ma in quello letterale del termine, dato che i tacchi delle sue calzature sono in realtà canne di pistola. Il meglio del repertorio è però celato nella sua testa, come ogni femminista confermerebbe; a parte gli occhialini nerd da maestrina, che potrebbero richiamare un oggettivo livello di istruzione di tutto rispetto o esser solo scenici come poteva capitare alle attrici nelle commedie all'italiana con Lino Banfi, il segreto sta nella pessima pettinatura, che cela la capacità paranormale di creare enormi mostri fatti di capelli, da scagliare contro il nemico.
La stessa tutina che fascia il corpo della protagonista non è fatta di tessuto, bensì di quelli che si vociferano essere peli; ora, a prescindere da quale tipologia di peli si sia fatta crescere per confezionarsi addirittura un intero vestito, l'esecuzione di specifiche mosse farà ritrarre la "pelliccia" scoprendo le nudità sottostanti - datemi un alleluja.
Se questo non fosse abbastanza, il sistema di combattimento prevede l'evocazione di antichi strumenti di tortura con cui infierire sugli avversari in azioni contestuali che varieranno di volta in volta; un tocco che ricorda vagamente alcune mosse speciali della serie Darkstalkers.
Alla fine della fiera, insieme alla promessa di un gameplay capace di tagliare nuovi traguardi di ritmo e fluidità, l'asso nella manica di Bayonetta sembra essere l'esotica combinazione di una bizzaria che va dal sexy al grottesco e di una ironia di fondo nei confronti dei tormentoni dell'action moderno.
Prima che arrivino i soliti bigotti a dire che i videogiochi sono superficiali e sessisti, specifichiamo subito che oltre le gambe c'è di più; infatti, Bayonetta spara con i piedi, non nel senso di una mira difettosa ma in quello letterale del termine, dato che i tacchi delle sue calzature sono in realtà canne di pistola. Il meglio del repertorio è però celato nella sua testa, come ogni femminista confermerebbe; a parte gli occhialini nerd da maestrina, che potrebbero richiamare un oggettivo livello di istruzione di tutto rispetto o esser solo scenici come poteva capitare alle attrici nelle commedie all'italiana con Lino Banfi, il segreto sta nella pessima pettinatura, che cela la capacità paranormale di creare enormi mostri fatti di capelli, da scagliare contro il nemico.
La stessa tutina che fascia il corpo della protagonista non è fatta di tessuto, bensì di quelli che si vociferano essere peli; ora, a prescindere da quale tipologia di peli si sia fatta crescere per confezionarsi addirittura un intero vestito, l'esecuzione di specifiche mosse farà ritrarre la "pelliccia" scoprendo le nudità sottostanti - datemi un alleluja.
Se questo non fosse abbastanza, il sistema di combattimento prevede l'evocazione di antichi strumenti di tortura con cui infierire sugli avversari in azioni contestuali che varieranno di volta in volta; un tocco che ricorda vagamente alcune mosse speciali della serie Darkstalkers.
Alla fine della fiera, insieme alla promessa di un gameplay capace di tagliare nuovi traguardi di ritmo e fluidità, l'asso nella manica di Bayonetta sembra essere l'esotica combinazione di una bizzaria che va dal sexy al grottesco e di una ironia di fondo nei confronti dei tormentoni dell'action moderno.
Personalmente apprezzo gli stylish game; o meglio, l'idea che sottostà agli stessi: la ricerca di una certa coreograficità dell'azione.
RispondiEliminaIl problema è che Kamiya tende ad unire lo stylish al trash. Il design grottesco di Bayonetta potrebbe essere più sopportabile, però.
Sembra che i videogiochi siano arrivati al livello "Go Nagai" xD
RispondiEliminaHo guardato il trailer esibito al TGS. Ehm, come dire… sono abbastanza perplesso anche io. :P
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