Un film sulla storia di un cinema, un romanzo che parla della sua stesura in un sistema dove il prodotto protagonista racconta se stesso.Nelle opere fantastiche ci sono tanti esempi che tentano la strada dell’autoreferenzialità, ma a differenza dei film o libri, nei videogiochi è un sistema che non può vantare opere completamente impostate in questo modo. Più che l’utilizzo del videogioco come vero e proprio tema di fondo, si può trovare sottoforma di citazione, come elemento complementare che fa da contorno giusto il tempo che occorre per constatarne la presenza.
In questo mare di piccoli accenni è nato un prodotto che ha cercato di racchiudere al suo interno “l’essere videogioco” in particolar modo nella sua forma primordiale, quella base che ha dato il via alla sua evoluzione. Il senso del retrogaming, ossia l'arcade puro quello con la A maiuscola, oggi racchiuso dentro una cartuccia per DS.
Il nome di questo piccolo gioiello è Game Center CX Arino no Chousenjou: Arino's Challenge (per gli amici GCX) un prodotto che come molti altri piccoli capolavori dedicati ad un ristretto numero di amatori, ha subito il destino di una distribuzione limitata al solo Giappone.
L’introduzione che da vita ad un vero e proprio contenitore di videogioco retrò non poteva essere più evocativa grazie ad uno scenario semplificato che i cultori del OldGame troveranno piuttosto verosimile: un salottino anni ’80 (1984), una tv vetusta, una console che nelle fattezze riproduce la versione di un’ipotetica macchina a 8 bit, l’aMMico sbragato di fianco a tifare o secondo un’interpretazione più realistica, a gufare per prendere a sua volta possesso del controller. Al centro dello scenario (più precisamente nello schermo superiore del DS) tanti piccoli "cosi" colorati in movimento che permettono il salto là dove non esistono paure o problemi senza soluzioni, ma solo tante situazioni “bastarde” che aspettano di essere risolte per gratificare l’ego come pochi altri generi possono vantarsi di poter fare.
In soldoni si tratta di una raccolta di cloni arcade vecchio stile, mai realmente esistiti se non nel concetto basilare, inseriti in uno scenario credibile e riconoscibile. Ad alimentare la coerenza della piccola simulazione di retrogamer, ci pensano gli accessori di contorno come una rivista videoludica da sfogliare al cui interno si trovano informazioni sul gioco del mese (tecnicamente dell’anno) che lo raccontano ampliandone la conoscenza. La presenza di Arino-san (conduttore televisivo dell’omonimo show nipponico che da il titolo al gioco) è il pretesto per offrire degli obiettivi che una volta raggiunti permettono di avanzare nel tempo, andando a scoprire nuove cartucce e lasciando all’utente la libera scelta di spremere fino in fondo i giochi sbloccati.
Otto retro-chance suddivise fra un clone di Galaga e un Mario Bubble, un’auto con visuale dall’alto e un RPG vecchia scuola, in un mix di prodotti che nell’insieme danno vita ad un vero e proprio viaggio nella memoria.
GCX è un contenitore simile ad altre raccolte retrò che offrono dei prodotti con dei titoli ben più blasonati, non temendo per questo un confronto diretto. L’atmosfera la fa da padrone fornendo un collante affascinate che unisce il tutto in modo ottimale, non offrendo un mero elenco da sfogliare, ma anche un piccolo ambiente dove farlo. L’evoluzione di alcuni gameplay, o meglio una loro ottimizzazione, da il via alla nascita di "nuovi" prodotti, così coerenti da far pensare che se il bianco&nero videoludico fosse rimasto tale fino ad oggi, sarebbero proprio loro ad occupare le copertine delle attuali riviste. Di contro l’idioma giapponese non aiuta ed è uno di quei parametri negativi da mettere sul piatto della bilancia qualora si decidesse di volerci avere a che fare: la presenza di alcune guide amatoriali (per ora solo in inglese) possono venire in aiuto e lenire questa difficoltà, anche se si tratta comunque di inserire un fattore esterno che, per quanto efficace, non potrà non essere considerato un elemento di disturbo. Basti pensare al rammarico di non poter sfruttare tutte le info raccolte nelle riviste citate.
In definitiva GCX riproduce magicamente il senso del retrogaming che può mostrare tutto il suo potenziale se posto nelle mani di chi vanta ricordi reali. Età ed esperienza con relativo interesse per il retrogaming da una parte, sbattimento per acquisirlo d’importazione e idioma sconosciuto ai più dall’altra: quattro elementi basilari a cui associare un valore personale. Il risultato dell’operazione di addizione e sottrazione dei pro e dei contro, sarà l’elemento che determinerà la scelta d’imbarcarsi o meno in questo pregevole viaggio nel mondo del videogioco che fu.
LINK (inevitabilmente spoilerosi)
- Una carrellata sui giochi e i dettagli degli obiettivi (ING)
- Guida di gameFAQs (ING)
- Voce su Wikipedia (ING)
- PlayAsia
- Scheda dettagliata sui giochi (ita, work in progress)
Molto interessante. L'idea degli arcade fittizi risveglia il Borges che è in me (se mai si è sopito). Mi rammarico di aver concluso un ordine da play-asia appena pochi giorni fa, comprando tra l'altro Konami Arcade Classics per DS. Il "reale" e il "fittizio" insieme si sarebbero sposati bene.
RispondiEliminaSì hai ragione sarebbe stata un’accoppiata straordinaria: però dai, intanto ti godi quella collezione poi nel caso se capita l’occasione valuti ^^
RispondiEliminaPer aggiungere qualcosa: la parte che colpisce, oltre all’atmosfera in generale che comunque è legata più ad un interesse personale che ad un reale riscontro che si può avere del gioco in se, è la cosa degli obiettivi. Generalizzando (e molto) diciamo che una differenza sostanziale fra i vecchi videogiochi e i nuovi sta nello scopo quasi assente nei primi e immancabile nei secondi. Oggi non c’è gioco che non ti dica qual è il fine di ciò che fai, che cerchi di motivare le azioni spesso creando anche situazioni piuttosto assurde (le banana-quest dei millemila mmorpg o certi obiettivi chiesti dal 360). Non che i vecchi arcade non l’abbiano, però come dire quel raggiungere un alto punteggio “e basta”, oggi in particolar modo, può tener lontano qualcuno.
In pratica si parla di inserire un soggetto che “compensa” un'assenza mettendoti di fronte a delle sfide da svolgere attraverso dei contesti di gioco che sfrutteresti a prescindere. Ti fornisce dei piccoli scopi superflui che però possono dare una spinta consistente, possono motivarti letteralmente. Un po’ come avere l’aMMico di fianco che ti sfida a beccare tutti gli asteroidi o in numero maggiore di quanti ne abbia pigliato lui: e poi alla fine c’è pure un premio invece del solo gnegne da sganciare o ricevere xD
Non so, per ora è ciò che penso... consapevole che alla base di questo entusiasmo c'è anche la portabilità del ds (ovunque), cosa da non trascurare considerando tutti i giochini (singoli) simili fra cloni e originali che si trovano aggratis e in quantità smisurata online; ad esempio lo stesso link "miniera d'oro" sul nes postato giorni fa da xpeter.
Tornando a bomba sul "vero" retrogaming, la console che mi ha regalato più emozioni in assoluto è stata senz'altro il Degenatron. E quando vado in vacanza non scordo mai di mettere in valigia il mio Exorbeo - funziona ancora!
RispondiEliminaL'idea del "giocare nel gioco", integrata al contesto, è sempre molto affascinante. Un po' come Geometry Wars nel garage di PGR3, o Excite Bike da inserire virtualmente nel NES della propria casetta di Animal Crossing, o i classici arcade Sega inclusi in Shenmue.
RispondiEliminaPer quando riguarda possibili acquisti in tema retrogaming, segnalo su Blahdvd e play.com alcune collection scontatissime in questi giorni, come Capcom Reloaded e Megadrive Collection per PSP, Metal Slug Anthology per Wii, Street Figher Alpha e Art of Fighting Anthology per PS2 (tutti sui 15 euro massimo, spediti).
Niente di particolarmente esotico, ma a prezzo modico ci si può portare a casa una sporta di classici.
Colpo di scena, Game Center CX arriva negli states e forse Atari lo porterà anche in Europa. E' stato ribattezzato "Retrogame Challenge", e un'occhiata al sito è d'obbligo, anche per gustarsi come l'humour e la cornice del gioco siano stati inevitabilmente "occidentalizzati". Ah per la cronaca i giochi del Game Center CX più che rifarsi a ipotetici arcade vogliono ricordare le conversioni Famicom degli stessi.
RispondiEliminaAd ogni modo il fatto che anche un prodotto così di nicchia trovi la sua strada sin nei negozi del vecchio continente consolida la mia idea che il vero successore della PS2 sia, a questo giro di giostra, il DS.
Magnifico. Una possibilità in più per mettere in gioco sullo stesso tavolo le doti hardcore e quelle retrogiocose di tutti i tavernicoli (oltre che poter usufruire in toto del prodotto), ma soprattutto si potrà accreditare l'odio puro di xPeter per gli RPG a turni ^^" ci sono due sezioni decisamente rognose che però almeno in inglishh si riusciranno a portare a casa. Come si suol dire un prodotto che nessun – in questo caso "retrogamer" – che si definisca tale può lasciarsi sfuggire.
RispondiEliminaSono d'accordissimo sul successore morale della Sony, anche perché non potrei spiegare altrimenti la perfetta convivenza della mia sonarità con la nintendosità del DS