Una doverosa premessa: non ho ancora toccato il gioco in questione, Gran Turismo (PSP). Sono totalmente estraneo alla serie; recalcitrante alla patente persino nel mondo reale, quando mi cimento in un qualsiasi GT vado a sbattere alla prima curva. La frizione, questo terzo incomodo tra i due semplici input di mariokartiana memoria ("accelera" e "frena") resta per me un'imperscrutabile
ding an sich.
Che diavolo hai da dirci su Gran Turismo allora, direte voi. In effetti non molto... Mi ricordo che lessi le recensioni di Cangialosi a suo tempo su Super Console. Il vero germe del successo in realtà l'aveva ravvisato in un titolo a me già più congeniale,
Motor Toon Grand Prix 2, che in effetti recuperai e giocai con un certo interesse. Al fondo la cosa stava così: il gioco Polyphony vantava un "modello di guida" più "realistico" rispetto alla concorrenza di allora. Ma naturalmente fu solo con Gran Turismo che arrivò il vero successo: alla guida realistica si aggiungeva anche il maniacale realismo di tutto il resto: le auto in primis, poi i tracciati, la funzione replay, il
tuning delle auto...
La Playstation aveva un nuovo, invincibile cavallo di battaglia. Non mi interessa qui scrivere nuovamente quanto detto per Wipeout, Tomb Raider e compagnia bella: il de profundis di quella stagione l'ho recitato tempo addietro. No, sono più interessato a sondare le meccaniche della critica videoludica... Gran Turismo divenne presto un canone, il metro di paragone di tutto quanto gli stava intorno e che avesse la sfortuna di sfoggiare quattro ruote. Si raggiunsero vette di lirismo notevoli: il disco di Gran Turismo 2 che, se sfregato, emanava l'odore di copertone bruciato... L'esperienza offerta da Polyphony doveva essere totalizzante, olfatto compreso.
La Playstation fu rimpiazzata dalla PS2, vi furono due anni buoni di carestia, GT3 si faceva attendere, con o senza jaggies. Sull'impero di Polyphony pareva non dovesse mai tramontare il sole... Eppure, all'avvento del quarto episodio già il quadro era mutato radicalmente. Super Console era morta, i lettori di Videogiochi imparavano a fare la conoscenza di un certo Alex Ward... Ai margini dell'impero della simulazione assoluta, la resistenza aveva trovato il proprio Skywalker in Burnout. Un gioco fracassone che, fosse uscito ai tempi di Destruction Derby, avrebbe probabilmente fatto la stessa fine. E invece adesso rappresentava la frizzante alternativa, la riscoperta della giocosità della guida. Mi ricordo le prime interviste ad Alex Ward: più o meno consciamente, erano un'andata a Canossa: il buon Alex dovette esprimere la sua più sincera ammirazione per Kazunori e il suo team. Da buon ortodosso, portava sempre con sé una reliquia: la memory card coi save di GT. Tale fu la potenza che questo brand seppe sprigionare: per poter vendere una variante spericolata di Outrun, si doveva porgere i propri omaggi a Gran Turismo.
Infine l'impero svanì per consunzione: come i romani collassarono sotto le proprie spese militari, così GT non era più in grado di competere col mito di "Real Driving Simulator" che essa stessa aveva fondato. I dissidenti bisbigliavano di continuo "danni, vogliamo i danni!". La scarsa intelligenza degli avversari era un'altra nota dolente. La Sony non era più egemone sul mercato, e l'altro polo si dette Forza.
GT4 sollevò tanto plauso per la sua perfezione fotorealistica quanto disappunto per non essere in grado di traghettare la serie verso la modernità. Il nove su Videogiochi ormai suonava come la testardaggine nel voler difendere a ogni costo antiche virtù: fulgido esempio di recensione che suona all'istante come
apologia preventiva del voto in calce all'articolo.
GT4 avrebbe dovuto essere accompagnato da un fratellino portatile: quel Gran Turismo PSP ritardato, poi sospettato di cancellamento, infine resuscitato cinque anni dopo: nelle intenzioni di Sony, una killer-app per la PSPGo.
E, tutto a un tratto,
le roi est nu: si è passata la soglia. Il Gran Turismo portatile non è più accolto con freddezza o con riserbo, ma ridicolizzato, sbeffeggiato.
La PSP, è cosa nota, ha il dono di peggiorare molti dei franchise che vi approdano. I Grand Theft Auto erano scialbi al punto tale che è bastato spostare la serie sul DS per sentir gridare al miracolo. Metal Gear si è impantanato in un groviglio di tasti tale da far rimpiangere gli onesti , "ac!di" card-game. Se un gioco funziona, come nel caso di Ghosts'n Goblins, la PSP dà l'impressione di essere un GBA troppo cresciuto; se viceversa si tenta di applicare in piccolo un gameplay 3D, vuoi per l'assenza del secondo stick, vuoi per altro, il tentavo fallisce.
Questo fenomeno era ben documentato, eppure da solo non basta a spiegare
la reazione di rigetto totale della stampa specializzata nei confronti di Gran Turismo (PSP). Direi che siamo di fronte a una sinergia di almeno tre fattori diversi: il gioco si trascina dietro alcuni dei limiti ormai molto lamentati della serie (danni); il gioco è effettivamente penalizzato dalla riduzione a portatile (limiti oggettivi di PSP: solo quattro auto in gara); il gioco ha delle carenze in termini di struttura (mancanza di una solida modalità single player, assenza della infrastruttura online, nemmeno per sfidare i tempi migliori).
Aver sbagliato su tutta la linea, lungo questi tre assi, è qualcosa che non ci si aspetta da una software house di decennale esperienza. Gran Turismo (PSP) potrebbe suscitare reazioni negative del pari di un Tomb Raider Angel of Darkness.
Il fatto che Yamauchi (Yamauchi il certosino, Yamauchi il perfezionista, Yamauchi che campiona il suono di ogni singolo motore a scoppio, Yamauchi il lento) abbia potuto dare un simile GT in pasto al mercato è difficile da spiegarsi. Potrebbe trattarsi di un atteggiamento di rassegnazione pragmatica: "so già che su questo catorcio di portatile non può venire niente di lontanamente simile alle mie ambizioni, quindi me ne lavo le mani in anticipo". Però ciò non spiega come su PSP, come giustamente rileva
CVG, sia possibile giocare Gran Turismo 2 (1999) e come questo offra un'esperienza incomparabilmente superiore.
Potrebbe essere una sorta di maledizione che l'hardware PSP si porta dietro: uno schermo tanto grande e specifiche tanto potenti (per le ridotte dimensioni) che il team si sfianca per riprodurvi le qualità estetiche del prodotto da casa (60fps, modelli delle auto dettagliatissimi etc.), al punto tale da non avere più risorse per altro (solo quattro macchine su schermo). Ma alcune scelte, tipo quella di non impostare una vera e propria modalità single player, non sono additabili alla PSP.
Potrebbe infine essere il segno di una demenza senile, di un totale scollamento dalla realtà dovuto al contatto troppo stretto ed esclusivo, per anni e anni, col proprio franchise: una sorta di autismo simile a quello che deve aver colto Gunpei Yokoi allorché ideò il Virtual Boy e confidò in esso.
Peccato che Polyphony non possa fare come Rockstar e uscirsene fuori tra un annetto con un "Gran Turismo - Chinatown Wars" su DS. Sono sicuro che, nonostante le macchinine ridicole e il polygon count al limite del tollerabile, le virtù magiche della consoletta Nintendo (pennino, microfono, doppio schermo...) contribuirebbero alla riuscita del più fresco GT da anni a questa parte.
Kazunori, se ci senti, forse è arrivato il momento di prendersi una pausa, magari rispolverando il buon vecchio Motor Toon.